In che direzione va l’Unione Europea? Ne parliamo con Antonio Mura di Europe Direct.

La pandemia che ha sconvolto le nostre esistenze è coincisa con il passaggio da un ciclo di programmazione dell’Unione Europea al successivo. Inevitabilmente l’emergenza ha avuto pesanti riflessi nel disegnare l’Europa dei prossimi anni. Abbiamo incontrato Antonio Mura di Europe Direct della Regione Sardegna per parlare con lui dell’Europa che verrà e del ruolo che sarà in essa riservato alle nuove generazioni. Europe Direct Regione Sardegna, lo ricordiamo,  diffonde a beneficio degli attori locali le informazioni che riguardano il funzionamento dell’Unione Europea, le sue Istituzioni, le sue politiche, azioni e opportunità.

Inquadrando il tema nel suo insieme, cosa è un ciclo di programmazione?

Un ciclo di programmazione, a livello economico, è un arco di tempo nel quale l’Unione Europea organizza le sue attività. Dai trattati dell’Unione Europea è previsto un budget pluriennale di almeno cinque anni, anche se ormai tutti i cicli durano sette anni. È previsto, inoltro, un bilancio annuale. Abbiamo quindi un tetto al di sotto del quale il bilancio europeo si può muovere in sette anni e dei singoli bilanci annuali. Questo sistema è  stato pensato per cercare di avere un quadro il più possibile definito nella spesa ed evitare i contrasti tra gli Stati.   

Quali sono le priorità di quest’ultimo ciclo di programmazione?

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Le priorità si focalizzano principalmente sulle tematiche legate all’ambiente, una priorità di grande importanza per la Commissione Von der Leyen, conosciuta come “green deal”, che mira a rendere l’Unione Europea un’economia a emissioni zero entro il 2050. A questa si aggiunge la priorità della transizione digitale. Almeno il 20% delle spese del nuovo bilancio pluriennale dovranno essere dedicate all’ambiente,  in particolare le cosiddette azioni legate al clima. Per quanto riguarda la transizione digitale, all’interno dei piani nazionali di ripresa e resilienza verranno richiesti forti impegni di spesa a ciascun stato membro.  Un’altra priorità orizzontale, chiamata così perché comune a tutte le azioni portate avanti dall’Unione Europea nei suoi sette anni, è quella della parità di genere e, in maniera indiretta, il sostegno alle nuove generazioni che saranno i maggiori beneficiari di tutte le politiche dell’Unione.

Al proverbiale uomo della strada l’Europa e i fondi strutturali appaiono erroneamente come qualcosa di lontano dalla propria quotidianità. Che effetti produrrà nelle nostre vite il ciclo 21/27?

Il prossimo bilancio, per parlare di cifre, prevede 1074,3 miliardi di euro per il quadro finanziario pluriennale, più altri 750 miliardi per il Next Generation EU. Gli effetti prodotti da questo sforzo saranno numerosi. Pensiamo semplicemente alla transizione digitale. A livello sanitario permetterà il tracciamento delle malattie che possiamo avere nell’arco della nostra vita. A livello ambientale, oltre agli effetti che saranno evidenti, come la diminuzione dell’inquinamento e il conseguente miglioramento della salute di tutti noi, vi saranno misure come il superbonus del quale anche i lettori potranno usufruire.

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Alla base di queste misure c’è un nuovo inquadramento della vita di tutti noi secondo criteri di sostenibilità ambientale. Questo varrà inoltre per gli edifici di nuova costruzione o per le ristrutturazioni che faremo a casa nostra.

In generale, i fondi strutturali finanziano tutto ciò che riguarda il quotidiano. Questa intervista la stiamo facendo alla MEM (Mediateca del Mediterraneo ndr) che è una struttura finanziata dai fondi europei. I cittadini più curiosi potranno cercare all’ingresso di molti edifici pubblici le targhe che documentano che il contributo finanziario dell’Unione Europea alla loro costruzione. 

La pandemia è stata un “game changer” che si è manifestato a conclusione dell’ultimo ciclo. In che misura il nuovo tiene conto, se lo fa, di questo avvenimento epocale del tutto imprevisto?

L’Unione Europea ne ha certamente tenuto conto basti pensare al dibattito che c’è stato a livello continentale e nazionale in merito ai finanziamenti del cosiddetto recovery fund il cui nome, lo ricordiamo, è “Next Generation EU”, cioè la prossima generazione dell’Unione Europea. Come detto prima, si tratta di 750 miliardi che l’Unione ha stanziato accanto al bilancio pluriennale con l’obiettivo di evitare che i danni causati dalla pandemia di covid 19 da sanitari diventino economici. I Paesi membri hanno predisposto i loro piani di spesa che prevedono obbligatoriamente almeno il 37 % dedicato alla transizione ecologica e almeno il 20% a quella digitale. Con questi fondi si va chiaramente in direzione di un’Europa green basata su un’economia moderna.

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Quale spazio è assegnato ai giovani europei nel settennato?

Il budget pluriennale, nel suo insieme, mette al centro i giovani. Saranno infatti i giovani che vivranno nell’Europa sostenibile e digitalizzata che si sta costruendo. Oltre a questo è stato raddoppiato il budget del programma Erasmus+ che, pur finanziando azioni di formazione permanente, è quello più focalizzato sui giovani e al cui interno si trovano azioni come scambi tra scuole, scambi giovanili. Ugualmente vi sono programmi come “Discover EU” che consentono ai giovani di visitare l’Europa senza costi di viaggio. In altre parole ci sono tutti gli strumenti affinché i giovani possano essere protagonisti dell’Europa che si sta costruendo.