Parlamento europeo: “Turchia sempre più lontana dai valori UE”.

“Le nazioni che vogliono entrare nella NATO devono sostenere la democrazia, la diversità, lo Stato di dirittorispettare la sovranità degli altri Stati“. Questo dichiaravano solo alcuni giorni fa i funzionari del Dipartimento di Stato americano con riferimento alle richieste di adesione di Svezia e Finlandia.

Requisiti decisamente disattesi dalla Turchia, membro NATO dal 1952, come ricordato dalla gestione dei migranti in epoca pre-covid-19, dai conflitti con Cipro e Grecia (entrambi membri UE) e delle violazioni alla libertà di espressione e dei diritti umani in Turchia: resta eclatante, giusto per citare uno dei casi più recenti, la violenta repressione del dissenso degli studenti dell’Università del Bosforo di Istanbul.

Elementi inequivocabili troppo frettolosamente dimenticati in nome dell’attuale crisi geopolitica in Ucraina. Desta, quindi, particolare sorpresa la stigmatizzazione odierna del Parlamento europeo verso il regime di Erdogan, formalizzata attraverso l’approvazione di una risoluzione – con 448 voti favorevoli, 67 contrari e 107 astensioni – attraverso la quale i deputati hanno riconosciuto il persistente deterioramento della situazione dei diritti umani in Turchia, a partire dalle continue pressioni legali e amministrative sulla società civile e sui difensori dei diritti umani, avvocati e giornalisti.

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Da qui la dichiarazione degli eurodeputati di non dare seguito alla ripresa dei negoziati di adesione all’UE della Turchia senza progressi chiari e significativi sulle riforme UE. Nonostante le ripetute dichiarazioni della Turchia di voler diventare stato membro UE, il Paese, infatti, si è costantemente sottratto agli impegni assunti nell’ambito del processo di adesione negli ultimi due anni. Secondo i deputati, infatti, opponendosi apertamente alle sentenze vincolanti della Corte europea dei diritti dell’uomo in relazione al caso di Osman Kavala e altri, l’attuale governo turco ha deliberatamente demolito qualsiasi possibilità di riaprire il processo di adesione all’UE in questo momento.

Ma, sempre secondo i requisiti richiesti dalla NATO, i Paesi aderenti devono rispettare lo Stato di diritto…

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Forse parlare di rispetto dei diritti umani anche dalle parti del Parlamento europeo potrebbe essere vista come una forzatura, dal momento che gli stessi eurodeputati hanno elogiato nel testo approvato gli sforzi della Turchia nella gestione della più grande popolazione di rifugiati al mondo. Resa possibile, in chissà quali condizioni igienico-sanitarie e di diritto, grazie alla continua erogazione di finanziamenti UE. Risorse economiche, come dichiarato dagli eurodeputati, confermate in futuro.

Il Parlamento ha poi chiesto, nel testo approvato, di rimuovere le obiezioni turche alle candidature NATO di Svezia e Finlandia. Insomma, un vero e proprio paradosso guardando i principali indicatori socio-economici dei due Paesi scandinavi. Nel merito il relatore Nacho Sànchez Amor, del gruppo S&D, ha dichiarato che “il veto irresponsabile alla NATO e le crescenti tensioni con gli Stati membri UE, caratterizzati da una situazione pre-elettorale nel Paese, sono segnali preoccupanti per il futuro. Se non ci saranno cambiamenti, difficilmente il processo di adesione potrà sopravvivere per altri cinque anni”.

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Foto di Şinasi Müldür da Pixabay