Il trionfalismo di Alessandra: cosa non torna nel discorso di Todde alla “Festa dell’Unità?”
“Ecco cosa fa una Regione progressista, ecco cosa faremo al governo dell’Italia. Uniti stiamo cambiando la Sardegna”. Questo, in estrema sintesi potrebbe essere il succo dell’ultimo intervento della Governatrice Alessandra Todde all’ultima “Festa dell’Unità” del PD Sardo, dedicata al tema “Intelligenze. Istruzione, innovazione, ricerca”.
Uno speech, a meno di non essere affetti da analfabetismo funzionale, che cozza con un bilancio politico-amministrativo decisamente impietoso ma che ha provato a “mettere insieme risultati veri”, impegni e posizioni di bandiera, senza distinzione alcuna.
La Palestina: un atto politico, non diplomatico.
Il primo punto è il più netto. Tra le cose che “fanno le regioni progressiste” Todde cita il riconoscimento dello Stato di Palestina. Ma il riconoscimento di uno Stato è un atto di politica estera, che spetta allo Stato centrale. L’articolo 117 della Costituzione riserva allo Stato la materia dei rapporti internazionali, e una Regione (anche “quella più progressista”) non ha il potere di stabilire relazioni diplomatiche.
Il Consiglio regionale ha approvato il 24 ottobre 2024 una mozione che dichiara il riconoscimento, aderendo alla posizione di oltre 140 Paesi dell’Onu. Può essere letta come un gesto politico, un messaggio a Roma e alla propria base, ma non produce alcun effetto giuridico. Presentarla tra i “risultati” di una Regione è un modo di evitare di parlare di ciò che la Regione può davvero fare e che, a distanza di due anni e mezzo, non ha fato.
“Migliorare la vita dei sardi”: dov’è la discontinuità con le precedenti e “sfigatissime” Legislature?
La frase sul miglioramento della vita dei sardi, a partire dai giovani (ai quali il dialogo è negato o telecomandato), è la più difficile da dimostrare. Chi guarda ai metodi e agli strumenti, più che agli annunci, fatica a vedere un cambio di passo rispetto alla stagione Solinas. L’accusa è articolata. Le risorse pubbliche continuano , in presenza di manovre e assestamenti di bilancio, a essere distribuite tramite emendamenti puntuali per i “soliti favori territoriali ed elettorali“.
Le informazioni per i cittadini continuano a fare pena – come facilmente desumibile consultando il sito istituzionale della Regione Sardegna e i vari “sub portali” -, si continuano a bruciare milioni in inutili missioni all’estero per turismo e innovazione, che pochi ritorni hanno per l’Isola e la sua economia.
Mancano bandi accessibili (e nel merito della condizione giovanile nell’Isola) per gli under30, aspiranti imprenditori e piccole imprese. Le “favolose iniziative di formazione” dell’Assessorato al Lavoro, continuano a deludere e a raccogliere poche manifestazioni di interesse. Alcuni assessori – una in particolare – non padroneggino i confini delle proprie deleghe.
La maggioranza del campo largo – anche se la presidente parla di unità alla Vetreria – è compatta nei comunicati e nella retorica ma pronta, quando il potere discrezionale non è soddisfatto, a colpire alle spalle.
Acqua pubblica e Abbanoa.
Un altro capitolo delicato , citato dalla governatrice, è quello dell’acqua pubblica, rivendicata come bandiera mentre su Abbanoa pende una polemica pesante: l’affidamento di 243 milioni di liquidità della società a Credem Euromobiliare, avvenuto senza una gara pubblica o procedura comparativa formalizzata. Un tema sul quale è stata chiamata in causa la Corte dei conti e all’Anac come annunciato dall’opposizione.
Le promesse del 2023.
Chiude il capitolo delle promesse. A chi applaude basterebbe rileggere il programma elettorale del 2023 e confrontarlo, voce per voce, con quanto fatto: è il test più semplice e più impietoso per qualunque amministrazione.
Gli “incompetenti” del passato…e quelli di oggi!
Incongruenze emergono anche nel tentativo della Governatrice di tracciare una discontinuità con il passato. Come ricordano le tante impugnazioni delle leggi da parte del Consiglio dei Ministtri, gli “incompetenti” non sembrano aver mai lasciato l’Aula del Consiglio regionale della Sardegna. Insomma, le solite amnesie politiche!
Discorso ancora più pesante è quello sulla medicina territoriale. Anche in presenza sul palco degli esponenti del Partito Democratico sardo, quelli che durante l’esperienza Pigliaru, bloccarono lo scorrimento della graduatoria dei medici di Medicina Generale (creando le premesse per l’attuale mancanza di “medici di famiglia” nell’isola), la questione non è stata sollevata. La colpa è sempre del centrodestra che ha “lasciato le rovine”.
Senza parlare, infine, dell’inconsistenze difesa del principio universale della sanità per tutti. Qui, con uno dei pochi atti “innovativi” della maggioranza Todde si è toccato uno dei punti più alti della XVII Legislatura.
