Buoni servizi sanitari, la replica dell’assessora Manca e il nodo delle critiche: quando si governa, il confronto non è un’opzione.
“Basta falsità e allarmismi”. L’assessora regionale del Lavoro (ricordiamolo, non della Sanità e delle Politiche Sociali) Desirè Alma Manca sceglie toni duri per difendere la misura dei Buoni Servizi Sanitari e respingere le critiche arrivate dall’opposizione. Nel mirino, in particolare, le dichiarazioni del consigliere regionale di Alleanza Sardegna Stefano Schirru, accusato di aver “diffuso informazioni non veritiere” sull’esclusione delle strutture sanitarie accreditate e di alcune patologie dall’avviso pubblico.
Secondo Manca, l’obiettivo della misura è chiaro e inequivocabile: “garantire alle persone economicamente più fragili l’accesso alle cure, incidendo concretamente sul piano sociale”. Per farlo, la Regione – afferma l’esponente della Giunta regionale – ha scelto di coinvolgere tutte le strutture sanitarie disponibili, pubbliche e private, purché autorizzate o accreditate, così da offrire servizi diffusi, accessibili e vicini ai cittadini. Nessun dirottamento di fondi verso il privato, sostiene l’assessora, ma l’utilizzo dell’intero sistema sanitario regionale per rispondere a bisogni reali e urgenti.
Nel merito, Manca rivendica la chiarezza degli atti. L’avviso pubblicato da ASPAL, così come la deliberazione della Giunta regionale n. 47/16 del 4 dicembre 2024, stabiliscono che i buoni possono essere utilizzati per prestazioni erogate dal Servizio sanitario nazionale in ambito regionale presso strutture pubbliche e private accreditate o autorizzate. I testi, sottolinea, sono pubblici e parlano da soli. Per questo definisce “false” le affermazioni sull’esclusione del privato accreditato e parla di un problema «inventato», che rischia di alimentare un allarmismo ingiustificato tra cittadini già in difficoltà.
La linea dell’assessora è netta: attacchi di questo tipo non migliorano il sistema sanitario e non tutelano i cittadini, ma rispondono esclusivamente a logiche di propaganda politica. Da qui l’accusa di “inquinare il dibattito pubblico” e di usare le fragilità sociali come terreno di scontro.
Eppure, proprio qui si apre il punto politico più delicato. Perché se è legittimo, e doveroso, difendere un provvedimento ritenuto utile e corretto, è altrettanto vero che chi governa non può pretendere di essere immune dalle critiche. Il confronto, anche aspro, fa parte della fisiologia democratica, soprattutto su temi sensibili come la sanità e il welfare. Un aspetto che l’assessora Manca – oggi al governo – sembra dimenticare, se si guarda a non molti anni fa, quando sedeva nei banchi dell’opposizione.
All’epoca del Governo Solinas, per quanto definito oggi “manchevole”, i toni utilizzati dal centrosinistra, e dalla stessa Manca insieme alle altre forze progressiste, erano tutt’altro che morbidi. Le critiche erano quotidiane, spesso durissime, e l’allarme sociale veniva evocato senza troppe cautele ogni volta che una misura appariva confusa, lacunosa o potenzialmente penalizzante per i cittadini. Un diritto sacrosanto allora, che non può diventare improvvisamente illegittimo oggi solo perché i ruoli si sono invertiti.
Sul piano politico resta quindi una riflessione che dovrebbe valere per tutti: governare significa assumersi la responsabilità delle scelte, ma anche accettare il dissenso e il controllo critico. Perché la trasparenza non si tutela solo rivendicando la bontà degli atti, ma anche riconoscendo che il confronto – persino quando è scomodo – è parte integrante del mandato ricevuto dagli elettori.
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