10 Settembre 2026
Politica

Todde e il “governo vincente”: ma di quale vittoria parliamo?

Alessandra Todde, in un’intervista al Tirreno, ha rivendicato oggi la maternità di un modello di governo “diverso, più giusto e più efficace di quello della destra”. Una uscita a mezzo stampa, decisamente non richiesta e poco credibile visti i “grandi risultati” ottenuti nei primi due anni e mezzo di mandato, che si inserisce tra i tentativi promozionali e pre elettorali del “campo largo” in vista della sfida del 2027. Una alleanza, secondo la presidente sarda, che “vince e amministra” ma che a metà mandato in Sardegna, dati alla mano, ha prodotto ben poco se non qualche iniziativa realizzata nel segno della continuità con le Legislature precedenti. Sintomo, non troppo nascosto, di incapacità, scarsa visione e repulsione verso il dialogo dei portatori di interesse.

E’ lecito chiedersi, dunque, su quali basi concrete poggia questa rivendicazione.

Il record delle impugnazioni.

C’è un dato che difficilmente si concilia con l’immagine di un esecutivo regionale efficace: in due anni di governo, la maggioranza Todde si è distinta per il numero record di leggi impugnate dallo Stato. Tralasciando il caso, citato dalla Todde nell’intervista al Tirreno, della legge sul fine vita, resta il fatto che il legislatore sardo della XVII legislatura fatica a produrre iniziative di ampio respiro. Le proposte che hanno visto la luce senza intoppi sono per lo più di “piccolo cabotaggio”: la legge sulla fondazione Trenino Verde, per dirne una, è stata rivista due volte negli ultimi mesi. Può bastare questo a una regione che convive con criticità strutturali di lungo corso, non certo nate negli ultimi due anni e mezzo, ma che le promesse elettorali della governatrice nuorese avevano lasciato intendere di poter affrontare con ben altra determinazione?

E non parliamo poi delle “allegre distrazioni” di denaro con gli assestamenti e manovre di bilancio che , oltre ai rilievi del MEF e della Ragioneria generale dello Stato, hanno recentemente richiamato l’attenzione anche della Corte di Conti della Sardegna.

Questioni, non sorprende, escluse dall’ambito dell’intervista del Tirreno.

Lo spopolamento: le parole e i bandi.

Todde ha poi “rincarato la dove” dichiarando al Tirreno che contro lo spopolamento “si sta facendo molto”. Viene da chiedersi se chi le pone certe domande (tralasciamo per ora chi da le risposte) sia davvero informato sullo stato delle cose, perché i fatti raccontano un’altra storia. Ad oggi non risulta che un solo bando specifico per l’apertura di nuove aziende nei comuni sotto i 5mila abitanti (nel comune di Baradili). Le risorse destinate all’acquisto e alla ristrutturazione degli immobili nelle aree interne, ancora, restano modeste: a Serdiana, per fare un esempio concreto, sono stati stanziati appena 53mila euro, cifra che si ripete, con variazioni minime, in altre realtà comunali.

Quanto ai bandi a sostegno delle imprese nuove o già esistenti in Sardegna, le risorse restano inaccessibili per chi non dispone di risorse proprie o di garanti solidi , come dimostra l’ultimo bando “Scenari”. Difficile, di fronte a questi numeri, parlare di una risposta strutturale allo spopolamento delle aree interne. Ma, si sa, la retorica non può certo arrestarsi dalle parti di via Oslavia.

E non parliamo – giusto per rimarcare le peculiarità del “governo che vince e amministra” – delle competenze dei vari assessorati che, anche con il governo dei migliori, continuano a non parlarsi e a ragione come comparti stagni. Come nel caso dei giovani e delle politiche giovanili. In Sardegna, infatti, le politiche per l’inclusione lavorativa dei giovani continuano ad essere gestite (se così si può dire) dall’Assessorato al Lavoro, mentre per le politiche giovanili si fa riferimento all’Assessorato alla Pubblica Istruzione con il risultato che i due assessorati non dialogano e vanno su canali paralleli senza mai incontrarsi.

E poi c’è l’ultima alzata di ingegno del programma Newgens, già evidenziatosi per per l’assenza di co-programmazione e ascolto dei giovani e delle organizzazioni giovanili qualificate in Sardegna … retorica a parte si può realmente dichiarare che il proprio modello di governo sia vincente?

Una vittoria da dimostrare.

Il messaggio di Todde è chiaro nell’intento politico: contrapporre un modello di governo “che vince” ai veti e ai ricorsi dell’esecutivo Meloni. Ma la credibilità di questa narrazione dovrebbe misurarsi sui risultati concreti, non solo sulle dichiarazioni. E se il bilancio, spogliato della retorica, mostra un legislatore che produce poco e riforme sullo spopolamento che restano largamente sulla carta, la domanda diventa inevitabile: di quale “governo vincente” si sta parlando, e per chi?