Confindustria Sardegna: “Meno 2 punti percentuali di PIL per abitante”.

La Sardegna, come ricordato oggi dal presidente della Confindustria Sardegna Meridionale, Antonello Argiolas, ha perso nel 2020 due punti percentuali di PIL per abitante rispetto alla media UE, peggiorando ancora la sua posizione tra le regioni europee, dal 178° al 182° posto, con un PIL per abitante del 68% della media UE.

Un dato negativo accompagnato dall’inarrestabile decremento demografico. Nulla di nuovo in una regione dove, al di la delle ‘dichiarazioni programmatiche’, non si fa nulla per i giovani. Troppo incompetenti e privi di visione, infatti, i ‘purtroppo nostri’ rappresentanti politici locali e regionali.

Non sorprende il continuo calo della natalità nell’Isola che, come confermato dalle statistiche dell’ultimo decennio, qualifica la Sardegna con valori inferiori alla media italiana ed europea. Una terra popolata principalmente da anziani – con tutto rispetto parlando – è, inequivocabilmente, una strategia sulla quale puntare per la classe dirigente regionale, persa tra interessi di bottega e frammentazione delle risorse pubbliche secondo logiche localistiche e di scarso impatto. D’altronde come potrebbe essere il contrario alla luce dell’attuale legge elettorale in Sardegna, schiava del dogma della rappresentanza dei territori e dell’incapacità di ragionare in termini di sistema per lo sviluppo regionale. Sintesi perfettamente dimostrabile attraverso i tanti – nonché insostenibili – interventi a sostegno, per esempio, degli artigiani di questa o quella provincia della Sardegna, come se i problemi degli artigiani non fossero gli stessi in tutta l’Italia. Una regola facilmente desumibile nelle tante – quanto inutili in termini di sistema – proposte di legge promosse in Consiglio regionale.

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Logiche di bottega e campanilismo a chilometro zero che difficilmente potranno cambiare, grazie alla conferma, ad ogni appuntamento elettorale, dell’assenza di capacità logiche e di senso critico dell’elettorato isolano.

Fenomeni capaci di alimentare, come ricordato nel corso dell’incontro di Confindustria all’aeroporto di Elmas, effetti particolarmente performanti in termini di impoverimento regionale, a partire dall’emigrazione dei giovani più qualificati: “Anche se c’è sempre stata in Sardegna una emigrazione di giovani – spiega Argiolas – prima ad andare via erano quelli meno scolarizzati, ora invece è frequentemente il contrario”. Una bella notizia per una classe dirigente priva di alte qualità e visione.

Incontro dove si è toccato anche il tema dell’invecchiamento della regione. Un tema sul quale un recente studio del Servizio Ricerca del Parlamento europeo (EPRS), ha posizionato l’Isola tra le regioni d’Europa con la quota più bassa di bambini e giovani (attualmente rappresentata dal 25,2% della popolazione).

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Una obsolescenza demografica tale da creare un notevole deficit previdenziale: “Sull’invecchiamento nella nostra regione – ha aggiunto Argiolas – è allarmante il dato dell’INPS regionale. Nell’isola le entrate contributive INPS versate da imprese, enti e lavoratori in attività sono solo 2 miliardi di euro a fronte di quasi 5 miliardi di euro di uscite, di cui 4 miliardi e mezzo di pensioni, con un deficit netto di quasi 3 miliardi anno”.

Intervento proseguito con la richiesta di rilanciare per la Sardegna una nuova politica industriale, innovativa e sostenibile. Una missione decisamente ostica per le attuali forze politiche rappresentate nella massima Aula della Regione. Troppa competenza al momento non è disponibile sia quantitativamente che qualitativamente.

“Le principali energie per lo sviluppo a cui ci si deve volgere – prosegue il presidente di Confindustria Sardegna Meridionale – sono le risorse umane ed in particolare i giovani. In troppi comparti e livelli professionali, da quelli più qualificati a quelli d’ingresso, si assiste anche in Sardegna, nonostante gli alti livelli di disoccupazione, ad una crescente e paradossale carenza di offerta ed a un disallineamento tra aspettative e capacità”.

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Da qui la stigmatizzazione verso politiche assistenzialistiche prive di capo e coda, quali il famigerato Reddito di Cittadinanza: “I sussidi e gli ammortizzatori sociali sono fondamentali ma debbono essere realmente transitori, riconosciuti per creare nuove opportunità e non incentivare le persone soprattutto i giovani a stare a casa in attesa indeterminata”.

“Si deve – prosegue – investire di più e meglio nell’istruzione e nella conoscenza, nelle competenze digitali e nella formazione tecnica e scientifica, nel contrasto alla dispersione scolastica e nell’orientamento”.

Purtroppo, come ampiamente rilevato, le politiche avviate dalle ultime legislature regionali sono andate decisamente contro tendenza o, meglio, verso una totale inerzia nel settore della gioventù e dell’educazione.

Nulla di sorprendente in una regione dove vertici istituzionali e amministrativi seguono una propria biologia, indubbiamente dissociata dal resto della società.

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