Rincaro dei prezzi, la Fipe chiede l’istituzione di un tavolo di monitoraggio.

Bisogna istituire subito un tavolo di monitoraggio. Questa la richiesta della Fipe Confcommercio al Ministero dello Sviluppo Economico alla luce dell’incremento di prezzo dei beni di prima necessità, fenomeno trainato, principalmente, dall’aumento del costo dell’energia e del grano che, secondo l’associazione di categoria, porterà ad una riduzione di 5,3 miliardi di consumi nel prossimo mese.

Una richiesta di intervento lanciata recentemente al MiSE dal vice presidente vicario Aldo Cursano: “Dal caffè al latte, dalla pasta alla farina, dal burro ai formaggi, dalla carne al pesce stiamo assistendo ad una pericolosa escalation dei prezzi. La combinazione tra questi aumenti e quelli straordinari dell’energia stanno mettendo in grande difficoltà le nostre imprese che già escono segnate dagli effetti di due anni di crisi. Non spetta a noi capire se questi aumenti siano frutto di dinamiche reali o di manovre speculative e per questo chiediamo al Mise di istituire subito un tavolo di monitoraggio, chiamando tutte le componenti della filiera dalla produzione alla distribuzione e ovviamente alla ristorazione”.

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Criticità importanti anche per gli esercenti sardi, come ricordato dal presidente della Fipe Confcommercio Sud Sardegna, Emanuele Frongia, unitosi all’appello del vice presidente vicario Cursano: “L’allarme è scattato dopo i rincari dei prezzi del pane e della pasta. A ottobre abbiamo assistito a un aumento dei prezzi fino a punto dell’81 per cento per le farine. Aumenti – prosegue – che rappresentano un danno per noi e per i nostri clienti”.

Secondo l’esponente della Fipe-Confcommercio Sud Sardegna, in assenza di un intervento tempestivo, si andrebbe incontro ad una pericolosa escalation capace di “mettere a rischio anche le produzioni in vista delle festività natalizie” senza contare la “difficile reperibilità di alcune materie prime”.

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“In Sardegna rispetto a quasi tutto il resto d’Italia, c’è anche il problema dei trasporti. Pensavamo di poter iniziare a respirare in vista del Natale, invece – conclude Frongia – per la nostra categoria si tratta dell’ennesima stangata”.

Una nuova ‘legnata’ per i pubblici esercizi acuita anche dalle nuove quotazioni del caffè sui mercati internazionali, cresciute fino all’80%, senza contare l’aumento del prezzo del gas in Europa (+10%), provocato dal mancato riempimento degli stoccaggi europei da parte della Russia.

Episodi, si direbbe, capaci di affascinare esclusivamente i cultori della geopolitica ma, secondo una stima dell’associazione di categoria, tali variabili avranno importanti ricadute sulla quotidianità dei cittadini, a partire dal prezzo del caffè che potrebbe arrivare a 1,50 euro, arrivando fino a due per un cappuccino che insieme al cornetto passerebbe da una media di 2,40 euro attuali a 3/4 euro.

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