14 Ottobre 2026
Sardegna

L’Uniss partecipa alla XX Infopoverty World Conference.

Domani, durante la XX Infopoverty World Conference, evento organizzato annualmente dall’Osservatorio sulla Comunicazione Digitale affiliato all’ONU, si discuterà di sicurezza alimentare e promozione dell’agricoltura sostenibile.

Quest’anno, l’evento – che normalmente si tiene in aprile nel Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite sotto l’egida del Presidente della Repubblica Italiana – sarà essere totalmente online e trasmesso in diretta dal canale televisivo delle Nazioni Unite (UN WebTV).

Durante i lavori della conferenza sarà presentato il progetto EWA-BELT, un progetto finanziato dal programma dell’Unione Europea Horizon 2020, promosso e coordinato dal centro interdipartimentale Nucleo di Ricerca sulla Desertificazione (NRD) dell’Università degli Studi di Sassari che vede partecipe un ampio partenariato che coinvolge venti tra Università, Istituti di Ricerca, ONG e compagnie private con sede in vari paesi europei (Italia, Regno Unito, Francia, Grecia) e africani (Etiopia, Kenya, Tanzania, Ghana, Burkina Faso, Sierra Leone).

Nei quattro anni di durata complessiva del progetto, EWA-BELT si propone di affrontare un ampio spettro di problematiche legate alla sicurezza e qualità alimentare, come ad esempio la scarsa produttività delle colture, l’alimentazione e il benessere animale, la scarsa disponibilità di colture e varietà adatte ad ambienti di coltivazione di tipo intensivo, le perdite in pre- e post-raccolta, lo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali (erosione e perdita della fertilità dei suoli, pascolamento eccessivo, degrado della qualità dell’acqua, etc.) le difficoltà di collegamento tra produzione e mercato e la scarsa connessione tra ricerca e agricoltura.

EWA-BELT, fanno sapere dal centro interdipartimentale Nucleo di Ricerca sulla Desertificazione, si prefigge, inoltre, di promuovere un approccio responsabile e pro-attivo delle comunità e delle istituzioni locali rispetto alla sostenibilità dell’uso delle risorse naturali attraverso lo sviluppo di strategie di rafforzamento delle competenze, l’adozione di un approccio partecipativo multi-attore e il consolidamento della cooperazione transfrontaliera.

Nelle diverse aree agro-climatiche distribuite tra i paesi dell’Africa dell’Est (Etiopia, Kenya e Tanzania) e dell’Ovest (Burkina Faso, Ghana e Sierra Leone) sono stati individuati 38 casi studio, cioè villaggi rurali in cui le attività di ricerca sono guidate da un approccio partecipativo e integrato, realizzato tramite la costituzione di Farmers’ Field Research Units (FFRUs). Le FFRUs saranno concepite come uno spazio di dialogo e di interazione fra diversi attori (agricoltori, ricercatori e altri portatori di interesse) in cui saranno promosse e realizzate, oltre alle attività di ricerca e innovazione, attività di disseminazione dei risultati e di capacity-building.