Fiscalità: La concorrenza sleale nell’UE

Nell’immaginario collettivo di una certa rappresentanza politica presente in alcuni Paesi del Nord Europa, come l’Olanda, i Paesi del Sud dell’UE rappresentano una espressione geografica dove non si lavora e dove si crea debito pubblico per foraggiare mancette elettorali e sussidi. Valutazioni che da decenni alimentano la stigmatizzazione verso i cittadini dei Paesi del Sud dell’UE.

Considerazioni in parte condivisibili, vista la perenne corsa dei Governi Nazionali verso politiche economiche di breve periodo, votate al finanziamento, pensando all’Italia, di interventi spot e di politiche sociali ‘stagionali’, come i cantieri comunali, il Reddito di cittadinanza (solo per citarne alcune) piuttosto che al sostegno della produttività del Paese.

Bagni d’umiltà a parte, però, la ‘stereotipizzazione’ del Sud dell’UE, operata dai ‘grandi economisti nordici’ merita di essere mitigata alla luce delle conseguenze prodotte dalla concorrenza fiscale sleale interna all’UE. Un lato della questione, alla base del dissidio tra Stati del Sud e del Nord Europa, mai sviscerato con dovizia di dettagli e che richiede, indubbiamente, l’introduzione di politiche a contrasto dell’antidumping fiscale tra Stati.

Un contesto Europeo dove gli Stati competono per portare il maggior numero di imprese all’interno dei propri regimi fiscali nazionali, creando di fatto una concorrenza sleale tra Stati e concentrando la ricchezza in alcuni Paesi, come evidenziato in una recente interrogazione parlamentare degli eurodeputati del Gruppo Identità e Democrazia, Vincenzo Sofo, Antonio Maria Rinaldi, Marco Zanni, Francesca Donato, Valentino Grant e Marco Campomenosi.

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Parlamento europeo, fonte europarl.europa.eu“L’Unione europea – si legge nel testo dell’interrogazione – ha il dovere di tutelare gli Stati membri stimolando la cooperazione e non la contrapposizione interna, soprattutto di fronte all’emergenza coronavirus per la quale i paesi colpiti, Italia in primis, necessitano di risorse straordinarie che l’UE ha affermato di voler contribuire a recuperare”.

“L’Autorità italiana Garante della Concorrenza e del Mercato – proseguono gli eurodeputati di ID – stima che l’Italia perda ogni anno tra 5 e 8 miliardi di euro a causa della concorrenza dei paradisi fiscali interni all’UE, dove paesi come Irlanda, Lussemburgo e Olanda, attraverso offerte a società estere di tassazioni su dividendi e profitti di capitale estremamente convenienti, attirano investimenti in molti casi fittizi, atti esclusivamente a ridurre il peso fiscale in capo alle multinazionali, generando situazioni di concorrenza sleale e perdite fiscali per gli Stati in cui la ricchezza viene effettivamente prodotta”.

Una tematica di primaria importanza e particolarmente spinosa, che richiede l’intervento della Commissione von der Leyen per i proponenti: “Può la Commissione far sapere come intende operare per tutelare Paesi come l’Italia dal dumping fiscale messo in atto da altri partner europei, come l’Olanda, cosicché gli Stati membri danneggiati da queste pratiche predatorie possano riappropriarsi delle risorse perse per utilizzarle, ad esempio, per affrontare la crisi coronavirus, garantendo che le imprese multinazionali paghino i tributi nei Paesi dove realmente operano e generano profitti?”.

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Parlamento europeo, fonte europarl.europa.euIeri per la Commissione europea è intervenuto il Commissario Paolo Gentiloni: “Il codice di condotta in materia di tassazione delle imprese svolge un ruolo importante nella regolamentazione della concorrenza dannosa all’interno dell’UE. È importante garantire che il codice di condotta resti aggiornato in un contesto in rapido mutamento. A tal fine la Commissione pubblicherà a breve una comunicazione sulla buona governance fiscale, che comprenderà, tra l’altro, alcune idee preliminari per la riforma del codice di condotta in materia di tassazione delle imprese”.

“Più in generale – per il Commissario Gentiloni – l’attuale sistema internazionale di tassazione delle imprese necessita di un’importante riforma e la crisi del coronavirus rende sempre più urgente una soluzione globale basata sul consenso. Tra i paesi vi sono nuove e crescenti forme di concorrenza fiscale e tale concorrenza dannosa è sfruttata da alcune imprese per evitare di pagare una giusta quota. La Commissione sostiene l’operato in corso dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economici (OCSE) nell’ambito di un approccio basato su due pilastri per modernizzare i sistemi fiscali globali”.

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“Il secondo pilastro di tale progetto mira a introdurre un livello minimo effettivo mondiale di tassazione, al fine di stabilire una soglia minima alla concorrenza fiscale e colmare le lacune ancora esistenti dopo le riforme precedenti (2015) dell’OCSE sull’erosione della base imponibile e sul trasferimento degli utili (BEPS). Nonostante le sfide della Covid-19, l’obiettivo rimane quello di raggiungere un accordo entro la fine del 2020, che la Commissione recepirà nel diritto dell’Unione. Qualora non si raggiunga alcun accordo in sede di OCSE, la Commissione si impegna a intervenire a livello dell’UE e la progettazione di tali misure terrà conto delle attuali discussioni mondiali”, ha concluso il Commissario italiano.

Foto europarl.europa.eu

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