Sant’Avendrace. Un altro anno perso.

Il 31 dicembre del 2020 dedicammo un approfondimento a Sant’Avendrace, quartiere cagliaritano dall’antichissima storia, condannato al ruolo di eterna periferia cittadina. Un ruolo a causa del quale il vecchio borgo dei pescatori lagunari è sempre stato escluso dagli interventi di riqualificazione di cui hanno beneficiato altre aree cittadine ritenute di maggior rilievo. A distanza di un anno esatto, possiamo dire che molto è stato fatto ma poco o niente è cambiato.

Nel mese di aprile il Comune aveva annunciato in pompa magna l’avvio del piano di “rigenerazione urbana” di Sant’Avendrace che, dopo un anno di lavori, avrebbe “cambiato il volto del quartiere”.

Il progetto di rigenerazione urbana di Sant’Avendrace.

Per sancire l’eccezionalità dell’evento, il processo si sarebbe svolto in “forma partecipativa”, come dicono i competenti. Ai residenti sarebbe stato chiesto di esprimersi sul mantenimento del doppio senso di marcia nel viale, sui parcheggi e sull’apertura di piste ciclabili. Che la “rigenerazione” di Sant’Avendrace venisse ridotta a una mera questione di viabilità era certamente cosa discutibile ma, tant’è, meglio quello che nulla. E nulla è stato.

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Dopo mesi di pesanti e diffusi disagi, fra cui un lunghissimo black out stradale da terzo mondo, i lavori si sono interrotti a metà, per la precisione a un quarto. Qui e lì se ne vedono i resti che oggi aggiungono altro degrado al degrado che avrebbero dovuto cancellare.  

Il volto di Sant’Avendrace “rigenerato” a seguito della conclusione anticipata dei lavori.

Non miglior sorte è toccata alla parrocchia di Sant’Avendrace. Costruita su di un antico ipogeo che secondo alcuni custodirebbe la sepoltura del Santo martire, l’edificio è oggetto di lavori di restauro che sarebbero dovuti terminare nel gennaio 2020. I soldi per portarli a compimento sono stati stanziati, la solenne promessa da parte dell’amministrazione di farlo, idem.

Nel frattempo la comunità parrocchiale ha celebrato l’ennesimo Natale nei locali dell’oratorio e, al contempo, Cagliari continua a essere privata della fruizione di un bene storico di straordinaria importanza. È lecito domandarsi se in altri quartieri non si sarebbe posto rimedio alla cosa con maggiore solerzia.

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Parlare di rigenerazione di un quartiere, del resto, appare velleitario quando i suoi luoghi d’interesse sono oggetto del disinteresse di chi dovrebbe amministrarli. Basti vedere il sito della Grotta della Vipera, meravigliosa gemma archeologica incastonata nel cuore di Sant’Avendrace. Aperto per poche ore alla settimana, accoglie i visitatori in una desolante cornice di erbacce e cartelli sbiaditi. Il tutto al prezzo di un euro per il biglietto d’ingresso.

La grotta della vipera

L’indifferenza dell’amministrazione per la valorizzazione di tutto ciò che si trova oltre l’arco di Palabanda, va detto, non è imputabile a un’area politica o una  singola amministrazione. Piuttosto è conseguenza di un sentire dominante in città che, focalizzandosi sul perimetro dello shopping e dei locali, mette in secondo piano tutto il resto. Un sentire che, con l’avvento delle amministrazioni Zedda e Truzzu, si è progressivamente rafforzato, fino a permeare tutte le decisioni più rilevanti assunte dalla politica cittadina negli ultimi 10 anni.  

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<< Che tristezza Is Mirrionis, San Michele e Sant’Avendrace, senza neanche una luminaria. Come se non fosse natale anche per i bambini di questi quartieri>>, dice un’insegnante in pensione residente in Sant’Avendrace.

Il disadorno natale di Sant’Avendrace

A tale osservazione, indiscutibile se si pensa al rutilante spettacolo di luminarie allestito in centro, si potrebbe obiettare che non è dalle decorazioni che si valuta l’operato di un’amministrazione. Per gli abitanti di Sant’Avendrace, tuttavia, l’inesistente natale del quartiere appare come la proverbiale beffa giunta insieme al danno di un 2021 di promesse non mantenute. Buon 2022 e buona rigenerazione urbana a tutti.