Reddito di Cittadinanza, Paola Binetti: “Per i giovani serve lavoro vero”.

Recentemente l’Inps ha pubblicato le istruzioni per richiedere fino a sei mensilità aggiuntive per i beneficiari del Reddito di Cittadinanza che decideranno di mettersi in proprio. Una decisione controversa che, alla luce della proliferazione dei furbetti del Reddito di Cittadinanza, pone dubbi sulla misura laddove non vengano effettuati seri controlli. Sul tema è inteervenuta recentemente la senatrice dell’UDC, Paola Binetti: “L’intenzione della norma è di stimolare i giovani, che finora hanno goduto passivamente del reddito di cittadinanza, a fare un salto di qualità assumendosi il rischio di mettersi in proprio. In realtà – prosegue l’esponente dell’UDC – sussistono molti dubbi sull’effettivo successo di questa iniziativa a cominciare dal ruolo dei navigator che in questi anni avrebbero dovuto favorire il passaggio dei giovani dal reddito di cittadinanza ad un effettivo inserimento professionale”. Un’azione che, come confermato negli ultimi anni, ha dato scarsissimi risultati, per non parlare della vertenza che ha interessato gli stessi navigator in scadenza di contratto.

LEGGI ANCHE:  Karting in piazza: 200 bambini a lezione di educazione stradale.

“Sappiamo che nei mesi estivi sono state fatte molte delle proposte di lavoro ai giovani, soprattutto nell’ambito turistico alberghiero, ma sono cadute nel vuoto”. Da qui la riflessione della senatrice: “Basteranno le sei mensilità aggiuntive del reddito di cittadinanza a trasformare un non-lavoratore in un imprenditore? È possibile che chi non ha mai lavorato, come tantissimi giovani dopo due anni di pandemia, sia in grado di punto in bianco di impostare una attività imprenditoriale con tutte le competenze e le responsabilità richieste?”

“Il timore – come evidenziato dalla parlamentare – è che ancora una volta rispondano all’appello i tanti ‘furbetti’, che si insinuano nelle maglie in cui non ci sono controlli approfonditi, contando sulla mancanza di un autentico programma di politiche attive per il lavoro”. Un ragionamento che non può che portare a riflettere sul rischio di favorire chi avvierà delle attività con il solo scopo di garantirsi un bonifico che potrà arrivare sino a 4680 euro.

LEGGI ANCHE:  "Non abbiamo ancora abolito la povertà".