23 Settembre 2026
Sport

Rajoub alla FIFA: “I crimini israeliani contro lo sport palestinese non possono restare impuniti”

Jibril Rajoub non usa mezze misure. Il presidente della Federazione calcistica palestinese ha lanciato un appello diretto alla FIFA affinché prenda posizione contro quelli che definisce crimini perpetrati da Israele ai danni dello sport palestinese, avvertendo che la reiterazione delle violazioni potrebbe portare in ultima istanza all’espulsione di Israele dall’organismo calcistico mondiale.

“La portata dei crimini commessi e tuttora in corso contro lo sport palestinese, gli atleti e le strutture sportive richiede una presa di posizione dalla FIFA e dalle confederazioni continentali”, ha dichiarato Rajoub in un’intervista rilasciata all’agenzia Anadolu. L’obiettivo della mossa palestinese, ha precisato, è “chiamare a rispondere l’occupazione, fino all’espulsione di Israele dalla FIFA”.

La battaglia legale.

L’iniziativa si inserisce in un percorso intrapreso nel pieno rispetto delle norme FIFA e della Carta olimpica. Rajoub ha ricordato che la questione viene sollevata da anni dalla federazione palestinese, citando in particolare “la presenza di nove club israeliani che operano in insediamenti costruiti su territori dello Stato palestinese occupato, riconosciuti dalla comunità internazionale come territori occupati”.

“Abbiamo parlato il linguaggio delle leggi, dei regolamenti e degli statuti — ha sottolineato —, ma il comportamento israeliano è stato caratterizzato da arroganza e disprezzo per le istituzioni internazionali”.

Rajoub ha poi riferito che il delegato israeliano si era espresso all’Assemblea Generale “come se Israele fosse una repubblica ideale, fondata su democrazia, pluralismo e assenza di discriminazioni”, in un contesto in cui “più di 200 federazioni associate sono pienamente consapevoli di ciò che accade”. Un atteggiamento che, a suo dire, ha finito per isolare e screditare lo stesso delegato agli occhi dell’assemblea.

La “contraddizione” della FIFA.

Rajoub ha criticato apertamente anche la condotta del Consiglio FIFA, che il 19 marzo scorso aveva ignorato la proposta palestinese, pur avendo in precedenza multato la federazione israeliana per discriminazione. “È una contraddizione insanabile: riconoscere le violazioni e non adottare alcuna misura per porvi fine”, ha affermato.

La Federazione palestinese chiede la sospensione delle attività dei club negli insediamenti illegali, sostenendo che la loro prosecuzione “mina la credibilità del sistema calcistico internazionale”. Gli insediamenti israeliani in Cisgiordania, inclusa Gerusalemme Est, sono considerati illegali dal diritto internazionale e dalla comunità internazionale.

foto jorono da Pixabay.com