Giornata della libertà di stampa, il sindacato palestinese: “262 giornalisti uccisi dal 7 ottobre 2023”
Striscioni, protesta e un bilancio agghiacciante. In occasione della Giornata mondiale della libertà di stampa, il Sindacato dei giornalisti palestinesi ha organizzato un presidio davanti alla propria sede nella città di al-Bireh, in Cisgiordania occupata, per denunciare quella che definisce una “politica sistematica” di targeting dei giornalisti da parte di Israele.
Secondo i dati presentati durante la manifestazione, dall’inizio del 2026 sono state registrate circa 300 violazioni e aggressioni contro giornalisti palestinesi. Dall’avvio della guerra a Gaza nell’ottobre 2023, il totale delle violazioni documentate ha raggiunto quota 3.983: 1.072 nel 2023, 1.325 nel 2024, 1.286 nel 2025 e 300 nei soli primi mesi dell’anno in corso.
Il conto dei morti e delle violenze.
Le modalità delle violazioni restituiscono un quadro di sistematica ostilità nei confronti degli operatori dei media: 240 episodi di fuoco diretto contro troupe giornalistiche, 352 casi di utilizzo di gas lacrimogeni e granate stordenti, oltre a percosse, sequestro di attrezzature e divieti di viaggio. Dal 2023 sono stati distrutti 187 uffici e sedi di istituzioni mediatiche, demolite 140 abitazioni di giornalisti e uccisi 713 loro familiari.
Il sindacato ha denunciato che il targeting dei media non rappresenta “un comportamento individuale”, bensì una “politica sistematica volta a limitare il giornalismo e silenziare la narrazione palestinese, in particolare nei momenti di copertura diretta degli eventi sul campo”.
L’appello alla comunità internazionale.
L’organizzazione ha rivolto un appello all’ONU e alle organizzazioni internazionali affinché garantiscano “protezione” ai giornalisti palestinesi, aprano indagini indipendenti sulle violazioni documentate e assicurino i responsabili alla giustizia.
La guerra israeliana su Gaza, avviata l’8 ottobre 2023, ha causato secondo fonti palestinesi oltre 72.000 morti e 172.000 feriti. Nonostante il cessate il fuoco in vigore dall’ottobre 2025, Israele continua a condurre raid quotidiani e a mantenere il blocco sull’enclave, aggravando ulteriormente le condizioni umanitarie di una popolazione di circa 2,4 milioni di persone, di cui 1,5 milioni sfollati.
foto UN/Loey Felipe
