Politiche giovanili e programmazione partecipata all’interno del POR FESR Sardegna, Massimo Temussi: “Il partenariato si può allargare”.

Coinvolgere i giovani sardi nella programmazione degli interventi nel settore della gioventù. E’ la grande sfida mai affrontata nell’Isola all’interno del Piano Operativo del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale, per non dire snobbata nei documenti tecnici legati alle scelte e strategie condivise tra gli organi politici e tecnici della Regione, le parti istituzionali, economiche, sociali e la società civile.

Massimo Temussi

Un limite, il mancato coinvolgimento dei giovani e delle organizzazioni giovanili per lo sviluppo di una programmazione di vero servizio pubblico, che si appresta ad essere superato grazie alle modifiche del regolamento sul funzionamento del partenariato economico e sociale, come ricordato oggi dal direttore generale del Centro Regionale di Programmazione, Massimo Temussi: “Il regolamento prevede un partenariato economico e sociale definito che si potrà allargare con l’opportunità di portare avanti degli accordi bilaterali con i portatori di interesse nel campo della gioventù”.

Plenaria del Comitato di Sorveglianza POR FESR Sardegna 2014-2020, foto Sardegnagol riproduzione riservata
I lavori della Plenaria del Comitato di Sorveglianza POR FESR Sardegna 2014-2020, foto Sardegnagol riproduzione riservata

Nel corso del dibattito della plenaria del Comitato di Sorveglianza del POR FESR Sardegna 14-20 è stato più volte toccato anche il tema dell’accesso al credito per i giovani sardi e, in generale, della capacità dell’Isola di sostenere le nuove iniziative imprenditoriali, specialmente per gli aspiranti imprenditori privi di risorse proprie: “Questo è un tema a me molto caro. Il mondo del credito passa per degli algoritmi che non sono quelli dei compliers delle banche classiche – prosegue il numero uno del CRP -. Il sistema interbancario nazionale e internazionale ha delle proprie regole sulla cessione del credito ma non tiene conto del fattore rischio che deve essere rivisto secondo altre logiche. E’ impossibile valutare un’impresa innovativa secondo i canoni tradizionali del credito – ha aggiunto Temussi -. Su questo abbiamo ancora tanto da fare: dobbiamo spingere gli istituti di credito a ragionare in modo differente e guardare verso altre prospettive, soprattutto – conclude – per quanto attiene alla crescita di valore, poiché esso è legato all’innovazione che, come risaputo, non segue criteri classici”.

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