Lingue dei segni dei sordi. L’Europa le riconosce, l’Italia no
L’inclusione sociale delle persone disabili è uno degli obiettivi dell’Unione Europea e anche un dovere prescritto nel nostro ordinamento dalla Costituzione Italiana. L’art. 3 della carta costituzionale affida, infatti, alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che limitando di fatto la libertà e la uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana.
Sullo sfondo di questa protezione normativa si palesa il ritardo italiano nell’adozione del riconoscimento della Lingua dei segni italiana, la cosiddetta LIS, una vera e propria lingua avente una specifica morfologia, nonchè la lingua naturale delle persone sorde che attraverso la sua modalità visivo-gestuale può essere acquisita in modo spontaneo dai bambini sordi con le stesse tappe del linguaggio parlato.
Con una interrogazione, con richiesta di risposta scritta alla Commissione, come previsto dall’articolo 138 del regolamento del Parlamento europeo, gli eurodeputati del gruppo dei Non Iscritti Mario Furore, Daniela Rondinelli, Chiara Gemma, Laura Ferrara, hanno segnalato il mancato riconoscimento della Lingua dei segni italiana, chiedendo, inoltre, quali iniziative concrete la Commissione europea ha intenzione di portare avanti, anche in considerazione della nuova strategia europea per le disabilità, presentata dalla Commissaria Helena Dalli, secondo cui la UE vuole essere d’esempio per i diritti delle persone con disabilità a livello mondiale.

