Le ‘migliori’ idee dei giovani europei emerse durante l’EYE2021.

Lo scorso 8-9 ottobre circa 10mila giovani si sono riuniti a Strasburgo per discutere sul futuro dell’Europa. Da queste elucubrazioni (forse indotte), svoltesi in assenza di Neet, sono state poi selezionate 20 idee. L’Output prodotto della ‘meglio giovnetù’ europea è stato poi presentato nel corso dell’ultima plenaria dei panel dei cittadini europei all’interno dell’iniziativa della Conferenza sul futuro dell’Europa.

Cosa hanno proposto i giovani alle istituzioni europee? Si parte dall’immancabile trend del ‘green’ con il suggerimento di rendere il riciclo dei rifiuti più facile nell’UE. “I confini – si legge nel documento di sintesi – non devono interrompere i nostri sforzi verso la transizione digitale, l’economia circolare e per la riduzione dei rifiuti. Attualmente, gli Stati membri presentano diversi approcci verso le politiche sul riciclo. Ecco perché è importante elaborare un sistema di riciclaggio standardizzato che si applichi a tutto il continente. Un buona soluzione può essere rappresentata dal sistema del Cassonetto intelligente – il dispositivo che accetta bottiglie usate e restituisce denaro all’utente -. I cittadini – secondo i giovani – dovrebbero pagare una piccola tassa ogni volta che acquistano beni confezionati, per poi ricevere indietro lo stesso importo una volta conferito l’imballaggio in questi contenitori. Affinché l’approccio funzioni in tutta l’UE, è necessario semplificare la composizione degli imballaggi. Questo sistema dovrebbe essere attuato per un periodo di transizione significativo, per consentire adeguamenti nella produzione e tempo per educare le persone sulle nuove modalità di riciclo. Le etichette obbligatorie potrebbero anche responsabilizzare e informare i clienti su questo nuovo sistema e su dove riciclare i propri rifiuti”.

Sempre sul tema ‘green’ la proposta alle istituzioni europee di rimuovere tutti gli incentivi per l’utilizzo dei combustibili fossili. “Questi fondi – per i proponenti – potrebbero essere riutilizzati per sviluppare iniziative eco-compatibili all’interno delle piccole imprese, come, per esempio, facilitare l’accesso al credito per le aziende che rispettano l’ambiente. Ancora l’UE dovrebbe incoraggiare e sostenere la creazione di mercati locali dove i piccoli agricoltori possano vendere i loro prodotti locali, spostando i consumatori dalla grande distribuzione al mercato locale”.

Giovani attivi ma ‘poco innovativi’ anche sul piano delle proposte sul campo della salute: “Serve un approccio olistico – secondo i giovani dell’Eye 2021 -. Un nuovo patto della salute per educare le persone a seguire una dieta bilanciata, fare attività fisica, e assumere esperti di salute mentale all’interno delle scuole. Il Covid-19 ha dimostrato che dobbiamo educare le persone a prendersi cura della loro salute mentale e fisica”.

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Una nuova legislazione che dovrebbe sostenere maggiormente la formazione e il coinvolgimento di esperti di salute mentale nelle scuole; promuovere lezioni sulla sana alimentazione e l’attività fisica, creare spazi dedicati dove ‘rifugiarsi’ in caso di malattia mentale e ideare – verrebbe da dire immancabilmente – una campagna informativa per i cittadini sulla sana alimentazione e il benessere mentale”.

Siamo ancora lontani dalle proposte di sistema e dai logori ‘proclami’ dei sostenitori del greenwash dei quali siamo sempre più vittime ogni giorno. Ma andiamo avanti con la successiva proposta: rendere le aziende responsabili dei danni all’ambiente.

“Il cambiamento climatico – si legge nel ‘decalogo’ – sta devastando la nostra salute e quella del nostro pianeta. Inondazioni, siccità, rifiuti tossici e inquinamento atmosferico nelle città sono dannose per la salute delle popolazioni europee. Dobbiamo ritenere le aziende responsabili dei danni che fanno ai nostri laghi, oceani e della qualità dell’aria – scrivono i ragazzi dell’Eye 2021 -. Abbiamo bisogno di elaborare immediatamente una strategia per misurare i rifiuti aziendali e l’inquinamento nelle città; possiamo considerare l’aumento dei tassi di malattie croniche e allergie come indicatori dell’inquinamento locale. Inoltre, i datori di lavoro devono facilitare l’uso di trasporti sostenibili, come quelli pubblici tramite sovvenzioni o depositi adeguati per biciclette e altri mezzi speculari”.

Il passo successo? Le proposte in campo economico e del lavoro: “La riduzione della disoccupazione giovanile dovrebbe essere una priorità dell’UE, specialmente in epoca post pandemica. L’Unione dovrebbe destinare più risorse finanziarie alle iniziative che facilitano la creazione di nuovi posti di lavoro per i giovani, assistendo, inoltre, l’ingresso degli stessi nel mercato del lavoro. Abbiamo bisogno di stabilire fondi specifici per porre fine ai tirocini non retribuiti”.

Insomma niente di concreto. Si continua a ragionare sui massimi sistemi, a lamentarsiforse senza cognizione di causa su ciò che non va bene, come dimostra l’esistenza di numerose occasioni per i giovani europei, spesso snobbate dagli stessi come capita riflettendo sulla difficoltà di coinvolgimento dei giovani nei programmi ESC, Erasmus+ ed Erasmus per Giovani Imprenditori. Il paradosso è servito!

Alzate di ingegno che continuano con la successiva proposta: la creazione di una piattaforma – l’ennesima – per aiutare i giovani a trovare tirocini retribuiti in base alle loro preferenze. Non entriamo nel merito delle innumerevoli opportunità già presenti nel sistema UE, sarebbe una critica gratuita…

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Dalla piattaforma per i tirocini retribuiti e il recupero di coloro che abbandonano gli studi ‘tramite mediatori scolastici’, le richieste dei giovani fanno un volo pindarico, chiedendo alle istituzioni europee di procedere all’integrazione fiscale nell’UE: “Per garantire una migliore integrazione all’interno dell’Unione, ora è il momento di applicare un sistema fiscale unico, al fine di raggiungere l’uguaglianza degli Stati membri”. In tal modo, secondo i proponenti, ne deriverebbe una distribuzione dei fondi più equa all’interno dell’Unione, riducendo, inoltre, la burocrazia e creando le condizioni per lo sviluppo di politiche salariali comuni.

Si passa poi al tema della transizione digitale, dove è sentità l’esigenza di sostenere un’educazione all’utilizzo sicuro dei social media “poichè – ricordano i giovani – le piattaforme stanno dominando la nostra vita personale e professionale” e solo attraverso un’alfabetizzazione digitale “le persone saranno in grado di fronteggiare le minacce informatiche e utilizzare i social media con rispetto e tolleranza”. Ancora, si dovrebbe integrare l’alfabetizzazione digitale nel curriculum scolastico fin dalle scuole primarie e usare i giochi interattivi come strumenti di apprendimento.

Inoltre, sempre sul tema, le istituzioni UE dovrebbero rafforzare la legislazione sulla cibersicurezza, processo tra l’altro già in opera da tempo. Ma ‘vabbè so’ ragazzi’ direbbe qualcuno!

“Nel nostro mondo sempre più digitale – si legge nell’elenco delle proposte – abbiamo bisogno di un maggiore livello di sicurezza informatica al fine di garantire che la privacy dei cittadini e i diritti digitali siano protetti in modo più efficace. La legislazione dovrebbe anche garantire che le piattaforme online verifichino l’ID utente per combattere l’anonimato online”.

Su come e con quali modalità procedere verso tale legislazione nessun ‘clue’ nel ‘decalogo’ dei giovani dell’EYE 2021. Per alcuni va bene ragionare sui massimi sistemi e sull’attualità senza costrutto e contenuti.

Sui valori e diritti umani i giovani proponenti sono d’accordo sul fatto che l’UE rappresenti un’unione di valori. Su tali valori le istituzioni europee dovrebbero vincolare i Paesi membri al rispetto dello Stato di diritto e delle minoranze. Qualcuno tra gli under30 partecipanti all’EYE2021 deve forse essersi perso qualche puntata sulle attività del Parlamento e della Commissione europea in questi ultimi 24 mesi. Ma andiamo avanti!

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“I trattati dovrebbero essere modificati in modo che la regola dell’unanimità sia sostituita dalla maggioranza qualificata. Inoltre, la Corte di Giustizia europea deve rimanere l’unico tribunale competente a giudicare il diritto dell’UE, comprese le questioni in materia di stato di diritto”.

Per la comunità LGBTQI+ l’UE deve supportare iniziative dal basso per la promozione delle sue istanze e sostenere i gruppi di attivisti locali e nazionali: “Dobbiamo assicurare che nell’UE i membri della comunità LGBTQI+ godano di uguali diritti”, si legge nell’elenco delle proposte presentate dai giovani europei.

Sul campo delle politiche migratorie l’UE dovrebbe, inoltre, finanziare un programma che dia accesso alle università UE agli studenti e studiosi rifugiati. Anche qui, qualcuno deve essersi perso per strada… Positiva, invece, la proposta per l’abbattimento dei tempi per l’acquisizione dello status di rifugiato nell’UE e il riconoscimento delle loro qualifiche professionali nell’UE.

Per quanto riguarda le politiche giovanili risulta a dir poco appannato lo slancio propositivo che si legge nelle proposte inviate alle istituzioni europee, ricalcando schemi già esistenti, come nel caso della richiesta del sostegno all’educazione non formale (aspetto già ampiamente sostenuto dal programma Erasmus+). Meno ripetitiva – ma non per questo innovativa -, invece, la richiesta di rendere la scuola un luogo di formazione sulla contemporaneità, sessualità, competenze trasversali, alfabetizzazione digitale e finanziaria: “Esporre i giovani europei a temi moderni e pratici – ricordano i giovani – aiuteranno a coltivare una cittadinanza con una mentalità aperta, inclusiva e tollerante”.

Una palese inconsistenza palpabile anche in occasione della richiesta di realizzare una Europa federale “allo scopo di affrontare le sfide del cambiamento climatico, del Covid-19 e della sicurezza internazionale”. Un nuovo assetto (per la realizzazione del quale mancano indicazioni concrete da parte dei giovani) che potrebbe portare indubbi vantaggi per l’UE: “Tagliare i costi ai governi nazionali ci consentirà di investire nella politica sanitaria e nel cambiamento climatico. Inoltre, un’Europa federale può unire persone di ogni provenienza e ideologia, e rafforzare l’identità europea colmando le lacune interne”.

Il mondo ideale, leggendo le ‘migliori idee dei giovani’ intervenuti all’Eye 2021, è, indubbiamente, un bel posto dove rifugiarsi ma per essere presi sul serio dalle istituzioni, ai giovani europei servono contenuti piuttosto che slogan e ‘starlette’ dell’attivismo internazionale.

foto Philippe STIRNWEISS © European Union 2021 – Source : EP