Lavoro e ricambio generazionale: in 10 anni persi quasi 1 milione di giovani in Italia.

Cala il numero di giovani in Italia. Un fenomeno ampiamente noto contro il quale, però, si continua a non voler intervenire con determinazione e politiche poco popolari. Una dinamica, purtroppo, che sta limitando la competitività del nostro Paese, come rilevato dalla Cgia, l’Associazione Artigiani e Piccole Imprese Mestre, secondo la quale negli ultimi 10 anni si è perso quasi un milione di giovani tra i 15 e 34 anni (per la precisione, una diminuzione pari a 966.938)

Tra il 2023 e il 2027, spiegano gli esperti della Cgia, il mercato del lavoro italiano richiederà poco meno di tre milioni di addetti in sostituzione delle persone destinate ad andare in pensione. A legislazione vigente, pertanto, nei prossimi 5 anni quasi il 12% degli italiani lascerà il posto di lavoro. Con sempre meno giovani destinati a entrare nel mercato del lavoro, “rimpiazzare” una buona parte di chi scivolerà verso la quiescenza diventerà un grosso problema per le imprese.

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Una nazione, quindi, dove la popolazione invecchia più delle altre dell’Eurozona (con buona pace della tenuta del sistema pensionistico) e che sta portando gli imprenditori italiani a non avere dipendenti under35, confermando la progressiva riduzione della platea di giovani lavoratori dai radar del mondo del lavoro.

Consiglio regionale Sardegna
Consiglio regionale Sardegna

Cali riscontrati maggiormente nel Mezzogiorno e, con riferimento alle regioni d’Italia, in Sardegna (chi lo avrebbe mai detto alla luce dell’attività legislativa dell’attuale maggioranza di centrodestra). Proprio nell’Isola si registra la flessione più importante (-19,9%), mentre a livello provinciale la realtà che negli ultimi 10 anni ha registrato la diminuzione più importante è stata il Sud Sardegna con il -26,9% di giovani persi. Tra le città, quasi a voler confermare il trend sardo, in prima posizione sta Oristano, con il -24% di giovani.

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Paradosso, alla luce del dato del 22,1% di disoccupazione giovanile, sul quale nessuno, neanche dalle parti del Governo Meloni, vuole intervenire se non con misure assistenziali e politiche tokeniste.

Giovani, quindi, sempre meno disponibili nel Paese e alle prese con livelli di povertà educativa allarmanti. Uno scenario quasi ‘lunare’ dove una nuova primavera della natalità e un piano di investimenti su scuola e formazione sembrano irrealizzabili con buona pace della competitività della Nazione.

Nonostante la disoccupazione giovanile sia a doppia cifra, però, torna sempre in auge il tema dell’apporto di manodopera straniera. Insomma, è più facile integrare cittadini e cittadine di altre nazioni, senza conoscenza della lingua e degli usi del nostro Paese, piuttosto degli under35 italiani.

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