Iran-Usa, Araghchi: “I colloqui proseguono, ma ancora nessuna conclusione”
I negoziati tra Iran e Stati Uniti vanno avanti, ma è troppo presto per trarre qualsiasi conclusione. È questo il messaggio lanciato dal ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, che ha invitato l’opinione pubblica a non prestare fede alle indiscrezioni circolate nei giorni scorsi sui progressi , o sui fallimenti , delle trattative in corso.
“I negoziati e gli scambi di messaggi continuano”, ha dichiarato Araghchi alla televisione di Stato iraniana. “Finché non si raggiungerà un risultato tangibile, è prematuro trarre conclusioni. Tutto ciò che viene detto in questo momento è pura speculazione, e la gente non dovrebbe darle troppo peso fino a quando le informazioni non saranno ufficialmente e definitivamente confermate”.
Tensioni alle stelle dal febbraio scorso.
Lo sfondo di questa delicata partita diplomatica è segnato da mesi di conflitto aperto. A febbraio, Stati Uniti e Israele avevano lanciato attacchi contro l’Iran, cui Teheran aveva risposto con offensive contro Israele e gli alleati americani nel Golfo, accompagnate dalla chiusura dello Stretto di Hormuz.
Un cessate il fuoco era entrato in vigore l’8 aprile grazie alla mediazione del Pakistan, ma i colloqui successivi svoltisi a Islamabad non avevano prodotto un accordo duraturo. Da allora, le due parti hanno continuato a scambiarsi proposte e controproposte nel tentativo di avviare trattative dirette e porre fine al conflitto.
La mossa di Trump e il silenzio di Teheran.
A complicare ulteriormente il quadro, il New York Times ha riferito domenica che il presidente Donald Trump avrebbe presentato condizioni più dure per un’eventuale intesa, trasmesse già alla controparte iraniana. L’indiscrezione, però, non ha trovato conferma ufficiale da nessuna delle due parti.
Il 29 maggio, il portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, Esmaeil Baghaei, aveva già precisato che la Repubblica Islamica continua a scambiare messaggi con Washington, ma che non è ancora stato finalizzato alcun accordo.
foto Kremlin.ru
