11 Giugno 2026
Sardegna

Malnutrizione in ospedale, un’emergenza silenziosa: “Serve una legge nazionale per lo screening obbligatorio”

Un paziente su cinque colpito da tumore non muore per il cancro, ma per le sue conseguenze indirette: la perdita di peso e di massa muscolare che lo consuma dall’interno. È la malnutrizione, una condizione silenziosa e sistematicamente sottovalutata, che in Italia riguarda il 40% di tutti i pazienti ricoverati in ospedale e che nel caso delle neoplasie gastrointestinali , stomaco, pancreas, testa e collo, colpisce fino al 70% dei malati. Eppure, nella pratica clinica quotidiana, continua a essere sottodiagnosticata e, di conseguenza, insufficientemente trattata.

A lanciare l’allarme è stato il Convegno Nazionale “Medical Nutrition Summit”, giunto alla seconda edizione e ospitato dall’Università Statale di Milano. La richiesta degli esperti è chiara: una legge nazionale che renda obbligatorio lo screening nutrizionale per tutti i pazienti ricoverati, su tutto il territorio italiano.

I numeri di un’emergenza ignorata.

I dati parlano da soli. In Italia circa il 40% dei pazienti ospedalizzati è a rischio malnutrizione. La percentuale sale al 60% tra i malati oncologici e raggiunge il 70% nei tumori gastrointestinali e del distretto testa-collo. Il 20% dei pazienti oncologici muore per le conseguenze dirette della perdita di peso e massa muscolare, non per la neoplasia in sé.

“La malnutrizione è il risultato di un’assunzione insufficiente di nutrienti che porta non solo alla perdita di peso, ma anche alla modifica della composizione corporea”, spiega Riccardo Caccialanza, Professore Ordinario di Scienza dell’Alimentazione alla Statale di Milano. “I pazienti oncologici possono sperimentare una perdita dell’appetito dovuta a sintomi come ulcere orali, diarrea, vomito, dolore o occlusioni intestinali. E le conseguenze sono gravi: ridotta tolleranza alle terapie, prognosi peggiore, qualità di vita compromessa, degenze più lunghe e costi sanitari più alti”.

Le evidenze scientifiche: intervenire presto salva vite.

I benefici di uno screening precoce non sono intuizioni cliniche, ma fatti documentati da studi multicentrici. I numeri sono eloquenti: trattare il paziente oncologico dal punto di vista nutrizionale già nella prima settimana di ricovero riduce la mortalità a un mese dalla dimissione di circa il 6%. Nei tumori del distretto testa-collo, il counseling nutrizionale precoce abbatte del 60% il rischio di dover sospendere o ridurre le dosi di chemioterapia e radioterapia. In pazienti con varie forme di neoplasia e a rischio nutrizionale, la supplementazione tempestiva ha ridotto del 30% le tossicità più severe.

Eppure, nonostante queste evidenze, la gestione nutrizionale in Italia resta “eterogenea e non sempre adeguata”, come sottolinea lo stesso professor Caccialanza.

Il divario tra Regioni è ancora enorme.

In questo quadro frammentato, la Lombardia rappresenta un’eccezione virtuosa. È stata la prima regione italiana a rendere obbligatorio lo screening nutrizionale per tutti i pazienti ricoverati negli ospedali pubblici e privati convenzionati, inserendolo nel proprio Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale dedicato ai pazienti oncologici. Ha inoltre istituito una Rete della nutrizione clinica e ha adottato una misura senza precedenti: chi non compila correttamente la scheda di screening subisce un taglio del 20% sul rimborso del ricovero.

“Si tratta di un forte incentivo per garantire il corretto esame di questa condizione in tutti i pazienti”, commenta Caccialanza. “Quanto realizzato dalla Lombardia può rappresentare un primo modello operativo facilmente replicabile.”

Ma replicarlo richiede volontà politica nazionale. E per questo gli esperti chiedono tre cose concrete: una legge che renda lo screening obbligatorio su tutto il territorio, l’inserimento degli alimenti a fini medici speciali nei Livelli Essenziali di Assistenza , riducendo così le disparità regionali nell’accesso alle cure , e una maggiore formazione universitaria per tutti gli operatori sanitari.

Anche sul versante economico le ragioni sono solide. La malnutrizione allunga le degenze, moltiplica le complicanze e aumenta le riospedalizzazioni, con costi rilevanti per il Servizio Sanitario Nazionale. “Il supporto nutrizionale ha un importante valore economico per il SSN”, sottolinea Francesco De Lorenzo, presidente di FAVO, la Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia. “Eppure non è ancora pienamente integrato nei percorsi di cura oncologici”.

Il Parlamento si muove, ma non basta.

Qualcosa si è mosso anche in sede istituzionale. Il 29 ottobre 2025 la Camera ha approvato all’unanimità una mozione bipartisan che riconosce la nutrizione clinica come pilastro fondamentale nella lotta al cancro, impegnando il Governo a inserire il supporto nutrizionale nei percorsi di cura. La Legge di Bilancio 2026 ha introdotto un programma di screening nutrizionale per i pazienti oncologici.