Insularità e partecipazione dei giovani, Regimenti (ID/Lega): “Unione europea sempre più lontana dai cittadini”.

La riflessione sui giovani e sulle politiche giovanili anima da tempi immemori le proposte della politica per la soddisfazione delle esigenze dei ragazzi/e nella nostra società. Uno dei segmenti di popolazione più innovativi ma, paradossalmente, anche uno dei più vulnerabili.

Spesso le istituzioni necessitano, come prescritto in tutte le Carte costituzionali, del supporto delle organizzazioni della società civile per risolvere le problematiche dei cittadini. Quando questa collaborazione viene meno il risultato è che si vengano a creare politiche inefficaci e inefficienti che, oltre a produrre un importante dispendio di risorse umane ed economiche, portano all’erogazione di servizi incapaci di ingenerare alcun ritorno per la collettività. 

In una recente petizione il presidente di ABìCì, Gabriele Frongia, (membro del Comitato delle Associazioni Sarde per la Mobilità Internazionale, CASMI) ha presentato una petizione per chiedere un intervento del Parlamento europeo finalizzato a richiamare, anche simbolicamente, le istituzioni nazionali a intervenire in materia di politiche giovanili, vista l’assenza di leggi ad hoc per i giovani nei territori delle aree insulari dell’UE. 

Un processo di partecipazione diretta dei cittadini europei che in questo caso non ha dato i frutti sperati, come confermato dallo stesso firmatario. 

Essendo la Sardegna una regione d’Europa dove nelle ultime elezioni per il rinnovo al Parlamento europeo non è stato possibile eleggere alcun rappresentante sardo, il ‘caso’ della petizione per le politiche giovanili sollevato da Frongia, è stato portato all’attenzione degli eurodeputati italiani. Oggi, in merito, è intervenuta l’eurodeputata del gruppo Identità e Democrazia (Lega) Luisa Regimenti. 

On. Regimenti cosa può dichiarare in merito alle criticità contenute nella petizione e nel merito del tono, troppo sbrigativo, della risposta della Commissione parlamentare per le Petizioni del Parlamento europeo?

“Condivido assolutamente le preoccupazioni espresse dal CASMI nella petizione portata all’attenzione del Parlamento europeo. Sono, purtroppo, assolutamente conscia delle difficoltà vissute dai giovani cittadini delle aree insulari del Mediterraneo, in Italia in particolare. Senz’altro c’è la necessità reale di rafforzare le politiche giovanili a tutti i livelli, sia europeo che statale e regionale, perché sono proprio i giovani il motore del nostro futuro e del nostro Paese, e solo partendo da politiche che ne promuovano l’occupazione e la partecipazione alla vita democratica si può davvero puntare a rilanciare il Meridione.
Politiche forti e ambiziose in materia di gioventù devono essere integrate con tutti i settori strategici che hanno impatto sulla vita dei giovani, ai quali deve essere garantita l’uguaglianza nei contesti urbani e rurali.
Senz’altro la risposta della Commissione Petizioni alle legittime richieste del CASMI è stata a dir poco succinta e sbrigativa, e questo dimostra ancora una volta la lontananza sostanziale delle istituzioni europee dai cittadini”.

Come valuta l’operato della Commissione per le Petizioni in questa occasione?

“Una delle importanti competenze di appannaggio degli Stati membri dell’Unione europea è proprio sulle politiche giovanili, in virtù anche del principio di sussidiarietà, che mira a garantire che l’esercizio delle competenze e le decisioni siano prese il più vicino possibile ai cittadini. Purtroppo, il Governo si sta dimostrando sempre più sconnesso e indifferente alle problematiche giovanili, come dimostrato dal totale disinteresse circa la condizioni degli studenti e l’assenza di qualunque intervento per accelerare la digitalizzazione e l’accesso alla didattica a distanza durante l’attuale crisi pandemica. Esiste un “dialogo strutturato” tra Commissione Europea, Ministeri dell’Istruzione e delle Politiche Giovanili, Forum Europeo dei Giovani e Forum Nazionale dei Giovani, ma ritengo che sia lo Stato a dover avere la responsabilità primaria di mettere i giovani nella condizione di sfruttare al meglio le loro potenzialità ed essere protagonista nello sviluppo di politiche giovanili che affrontino le problematiche legate all’istruzione, l’occupazione, l’inclusione sociale, la cultura e la sanità.
A livello europeo è essenziale ripensare la strategia di cooperazione in materia di gioventù, sempre nel rispetto della competenza degli Stati membri, affinché risponda ad alcuni bisogni specifici dei giovani delle aree mediterranee, indirizzando gli sforzi e le iniziative in un quadro di opportunità e prospettive che tengano conto delle peculiarità territoriali e locali. Tanto premesso, visto che la Commissione responsabile per le petizioni ha ritenuto la richiesta ricevibile, sarebbe stato senz’altro più utile e appropriato adottare altre misure per cercare di risolvere la questione e fornire così una risposta coerente alla petizione, come, per esempio, trasmettere la stessa ad altre Commissioni del Parlamento europeo perché valutassero il da farsi a livello di attività legislativa”.


Ha senso per i giovani rivolgersi alle istituzioni europee? Non trova che questo genere di risposte possa minare la volontà di partecipazione dei giovani?


“C’è una grande disillusione generale verso l’Unione europea e soprattutto fra i giovani. L’Unione si è rivelata incapace di avvicinare i cittadini, mostrandosi come un apparato burocratico più interessato alle istanze di alcuni Paesi e teso a perseguire una pericolosa standardizzazione che mortifica le peculiarità territoriali di Stati estremamente diversi fra loro, culturalmente ed economicamente, semplificando molte problematiche. Siamo davanti a un’Unione europea sempre più lontana dai cittadini, che ha promosso risposte spesso inadeguate a questioni fondamentali, come la crisi migratoria, e più di recente nella gestione dell’emergenza COVID-19, così alimentando i legittimi sentimenti di confusione e sfiducia.
Tutto ciò non può che condurre a una importante riflessione sulle relazioni dell’Italia con l’Ue e a un dilagante, ma prevedibile, ‘euroscetticismo’”.

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