IFIMES: “Il doppio standard è il vero linguaggio del potere globale”.
L’ordine internazionale contemporaneo non è sull’orlo del collasso, ma si sta trasformando. È questa la tesi centrale del nuovo contributo pubblicato dall’International Institute for Middle East and Balkan Studies (IFIMES) di Lubiana, firmato dal colonnello Cătălin Balog, analista con esperienza in intelligence, sicurezza informativa e comunicazione strategica.
Nel saggio intitolato “The world between spectacle and reality (part II). The double standard as a language of power in a global order of exceptions”, Balog sostiene che la vera mutazione dell’epoca non risieda nell’aumento dei conflitti, ma nel modo in cui le decisioni strategiche vengono giustificate, reinterpretate e rese tollerabili attraverso il ricorso sistematico all’eccezione.
L’eccezione come regola operativa.
Secondo l’analisi, il mondo non è più leggibile attraverso categorie nette – aggressore e vittima, legale e illegale, democrazia e autoritarismo – perché ciò che conta oggi non è tanto la norma quanto la sua sospensione selettiva.
Dal Venezuela all’Ucraina, da Gaza a Taiwan, Balog individua un meccanismo ricorrente: l’uso della forza o del rischio strategico viene legittimato attraverso una triade narrativa costante, fatta di sicurezza esistenziale, urgenza e prevenzione. In questo schema, l’eccezione non appare più come evento straordinario, ma come procedura amministrata, calibrata e ripetibile.
La soglia dell’uso della forza, scrive l’autore, non viene superata frontalmente: viene ridefinita semanticamente. L’intervento non è presentato come violazione della regola, ma come strumento della regola stessa.
Il doppio standard come tecnica di governo.
Uno dei passaggi centrali del saggio riguarda la funzione del doppio standard. Lungi dall’essere una semplice incoerenza morale, esso viene descritto come tecnica di gestione del rischio in un sistema privo di un centro normativo indiscusso.
Gli Stati Uniti giustificano alcune azioni in nome della sicurezza regionale e della lotta al crimine transnazionale, mentre condannano interventi analoghi quando compiuti da altri attori. La Russia utilizza registri argomentativi speculari. La Cina invoca la sovranità in modo selettivo. L’Unione europea mantiene un discorso normativo a livello istituzionale, ma con posizioni differenziate tra Stati membri.
In questo contesto, l’ipocrisia diventa funzionale alla stabilità: consente la coesistenza di posizioni incompatibili senza precipitare in uno scontro diretto. Tuttavia, nel lungo periodo, erode la fiducia nelle norme invocate e sposta il baricentro dell’ordine internazionale dalla legalità alla prevedibilità.
Il doppio standard non sarebbe quindi frutto di incoerenza ideologica, ma di calcolo strategico: per gli Stati medio-piccoli, contestare apertamente le scelte dei grandi attori può comportare, infatti, costi superiori alla perdita di coerenza normativa.
Ambiguità gestite e rischio sistemico.
L’ordine attuale, sostiene il saggio, non è anarchico né rigidamente regolato. È un sistema di “ambiguità gestite”, dove la stabilità non deriva dall’osservanza delle regole ma dalla capacità degli attori principali di controllare il ritmo e l’intensità delle loro violazioni.
In questo quadro, una Terza guerra mondiale resta improbabile nel breve termine a causa della deterrenza nucleare, dell’interdipendenza economica e dei canali di de-escalation. Tuttavia, il rischio sistemico non nasce da una volontà dichiarata di conflitto globale, bensì dall’accumulo di decisioni prese sotto pressione, con informazioni incomplete e percezioni distorte.
La vera fragilità del sistema risiede nella dipendenza da una gestione quasi perfetta del rischio. Più l’eccezione diventa pratica ordinaria, più aumenta la vulnerabilità a errori di calcolo o incidenti strategici.
Balog conclude che il mondo contemporaneo non è dominato dal caos, ma da un equilibrio precario fondato sulla sospensione continua delle regole. Dietro lo “spettacolo” pubblico di condanne e sanzioni, il potere opera in uno spazio decisionale dove conta meno la giustizia e più la capacità di imporre una definizione della realtà accettabile dagli altri attori rilevanti.
foto Mass Communication Specialist 2nd Class Hannah Kantner
