15 Aprile 2026
Sardegna

Referendum, il doppio standard del fronte del No: indignazione per una vignetta, silenzio sui PM che accostano il Sì a mafia e massoneria

C’è una domanda che il comunicato del Comitato “Giusto Dire No” non pone, ma che andrebbe posta: dov’era tutta questa sensibilità quando i pubblici ministeri Nicola Gratteri e Nino Di Matteo, figure di primo piano della magistratura requirente, hanno lasciato intendere che votare Sì al referendum fosse roba da massoni e da mafiosi? Nessun comunicato, nessuna presa di distanza, nessuna riflessione sul “linguaggio che inquina il dibattito referendario”.

Eppure bastano una vignetta satirica e un avvocato penalista calabrese a scatenare l’indignazione del presidente esecutivo del Comitato, Antonio Diella. La vignetta in questione, utilizzata dalla Camera Penale di Cosenza nella sua campagna per il Sì, raffigura un’ascia che divide in due la figura di un magistrato: una metafora visiva, per quanto rozza, della separazione delle carriere. Diella la definisce “linguaggio violento” e chiede ai promotori del Sì di prendere le distanze entro una settimana.

La “vignetta incriminata”

La richiesta sarebbe anche legittima, se formulata in un contesto di coerenza. Ma il problema è esattamente quello: la coerenza manca. Accostare il voto referendario alla criminalità organizzata e alla massoneria, come hanno fatto esponenti della magistratura requirente nel corso della campagna, è qualcosa di ben più grave di una vignetta di cattivo gusto. È un tentativo di delegittimare preventivamente il legittimo diritto di voto di milioni di elettori. Eppure il Comitato “Giusto Dire No” non ha ritenuto quella circostanza degna della stessa urgenza morale.

Il doppio standard, insieme alla massiccia polarizzazione, è il vero problema di questo referendum. Non una rozza vignetta.

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