17 Marzo 2026
EuropaPolitica

L’Ucraina e la difesa dell’Europa: pluralismo a parole, monologo nei fatti

Il 24 febbraio 2026, nella sede “Esperienza Europa – David Sassoli” di Roma, l’Ufficio del Parlamento europeo in Italia e la Rappresentanza della Commissione europea organizzano l’evento “L’Ucraina e la Difesa dell’Europa”, in collaborazione con Linkiesta e il Congresso nazionale delle associazioni ucraine in Italia. Un confronto tra politici ed esperti, promettono gli organizzatori, per “analizzare la situazione del conflitto” e promuovere un dibattito strategico sulla sicurezza europea.

Peccato che, ancora una volta, il dibattito sembri avere un perimetro molto ben delimitato.

Sul palco – fisico e virtuale – si alterneranno infatti figure istituzionali e politiche tutte allineate sull’asse del sostegno convinto e continuativo a Kiev: da Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo, a Raffaele Fitto, vicepresidente esecutivo della Commissione, fino al commissario alla Difesa Andrius Kubilius.

Interverranno inoltre eurodeputati di PPE, S&D ed ECR.

Tutto legittimo, certo. Ma in un’Unione europea che si autodefinisce “democratica e pluralista” e che richiama costantemente i media al rispetto del pluralismo, colpisce l’assenza sistematica di esponenti dei gruppi più critici verso il sostegno economico e militare acritico all’Ucraina. Nessuna voce dei Patrioti per l’Europa, nessun rappresentante dell’Europa delle Nazioni Sovrane.

Il risultato? Un confronto che rischia di trasformarsi nell’ennesima iniziativa dove i relatori se la raccontano e se la suonano, tra applausi prevedibili e linee politiche già condivise in partenza.

Ma il punto resta politico: se l’obiettivo dichiarato è “promuovere un dibattito strategico”, perché escludere a priori chi mette in discussione l’attuale linea europea sul conflitto? Perché non includere chi chiede maggiore prudenza, più controllo sull’invio di armi o un diverso approccio diplomatico?

La sensazione è che, mentre Bruxelles predica pluralismo all’esterno, fatichi a praticarlo quando il tema tocca i nodi più sensibili della politica estera e della difesa comune. E così, nel giorno dell’anniversario dell’invasione russa, più che un vero confronto, andrà in scena una conferma collettiva di posizioni già note.

Il pluralismo, ancora una volta, resta fuori dalla porta.

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