I Progressisti continuano con la melina da “crisi di dialogo”.

Continua la telenovela in casa centrosinistra in vista delle prossime elezioni regionali. Dopo 5 anni di “ostentata” opposizione al centrodestra, nel momento in cui bisognava ‘fare sul serio’ e proporre una valida alternativa (bastava veramente poco) rispetto alla maggioranza della ‘sfigatissima’ XVI Legislatura, le diverse anime del centrosinistra si sono invece confermate riottose e particolarmente egocentriche.

Se da una parte Alessandra Todde, candidata ‘fino a prova contraria’ del Campo largo, e dall’altra un sempre più determinato Renato Soru con il suo ‘Progetto Sardegna’, stanno proseguendo con i loro appuntamenti elettorali, una particolare forza politica sta correndo il rischio di non trovare un sicuro appiglio in vista delle prossime elezioni del 2024. Quella dei Progressisti.

Una formazione, osservando alcune recenti uscite, che, andando oltre i reiterati appelli all’unità, sembrerebbe (il condizionale è d’obbligo) essere più interessata alla negoziazione del posizionamento di qualche candidato (vedi il remake al Comune di Cagliari di Massimo Zedda), piuttosto che apportare il proprio contributo alla causa del centrosinistra.

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Partito, inoltre, che per ‘giochi e giochini’ sta seriamente rischiando non solo di allontanare nuovamente gli elettori (giustamente disgustati da tali contrapposizioni) ma, soprattutto, di riconfermare l’attuale, nonché incapace, classe dirigente al governo della Regione dal 2019.

Premesse di poco conto, probabilmente, per il Coordinamento Regionale del partito dei Progressisti che, anche oggi, non ha mancato di ripetere, o meglio garrire, quell’ennesimo appello all’unità, forse nella speranza di essere ascoltato da una maggioranza all’interno del centrosinistra probabilmente stanca – guardando anche ai numeri – di “eccessivi protagonismi”.

“Prendiamo atto della divisione in due blocchi dello schieramento progressista, democratico, di sinistra ed ecologista, dell’autonomia e dell’autodeterminazione. Questo stato di cose si è determinato, purtroppo, per la rigida indisponibilità ad attivare forme di coinvolgimento, consultazione e co-decisione dei cittadini-elettori della coalizione nella elaborazione del progetto di cambiamento di cui ha bisogno la Sardegna e sulla scelta della/o candidata/o alla Presidenza della Regione”.

In un contesto politico dove i programmi valgono poco (da mesi infatti si parla solo di nomi) e dove il candidato della Regione può essere raccolto come un qualsiasi fungo “anche a meno di un paio di mesi dalle elezioni”, non dovrebbe sorprendere il passo successivo della nota odierna dei Progressisti, per i quali esiste ancora tempo per la ricomposizione della rottura con il Campo largo: “Continueremo fino all’ultimo minuto utile a insistere perché il nostro popolo, unito, diventi protagonista delle scelte politiche e amministrative che devono guidare il processo di cambiamento, rimuovendo la rovinosa gestione della destra sardo-leghista al governo della Regione. Continueremo a sostenere la necessità di un pieno e autorevole impegno dei tanti amministratori e consiglieri comunali del civismo democratico, progressisti, di sinistra e autonomisti che non possono essere tenuti da burocratismi di partito ai margini dell’impegno per lo sviluppo della società e dell’economia sarde. Le nostre autonomie locali sono corpo e anima dell’intera autonomia regionale. Crediamo – reca ancora la nota – che la divisione dello schieramento democratico possa essere superata con un percorso condiviso di comparazione tra le candidature in campo e quelle che potrebbero manifestarsi come valide per assicurare la ricostruzione morale, istituzionale, culturale e amministrativa della Regione, ridotta in macerie dall’attuale Giunta. Tutto questo ci preoccupa e ci motiva a insistere affinché si uniscano le forze per concretizzare il lavoro svolto nel corso di questa legislatura nell’opposizione alle pratiche clientelari che hanno immobilizzato la Regione, bloccato e reso improduttiva la spesa pubblica, mortificato le professionalità di cui sono dotate dirigenza e personale regionale. Che hanno depotenziato e progressivamente dequalificato strutture sanitarie di rilievo regionale e desertificato il territorio dai necessari presidi di tutela della salute, compromesso le azioni per una effettiva continuità territoriale e per la qualificazione e il potenziamento del trasporto interno. Che hanno colpito il diritto allo studio, il valore dell’insegnamento, il ruolo della scuola pubblica e dell’Università in funzione della crescita civile e dello sviluppo economico della nostra Isola”. 

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