Giovani, Abodi: “Importante ascoltarli”. Frongia: “Partite dal Fondo Nazionale per le Politiche Giovanili”.

Continua la narrazione autoreferenziale e tokenista dell’Esecutivo Meloni sul tema dei giovani e della gioventù. A cadere ieri il ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, per il quale, pur in presenza di un Fondo Nazionale per le Politiche giovanili che non contempla la co-programmazione con i giovani e le organizzazioni giovanili, è “fondamentale accorciare le distanze e andare loro incontro”, nonché “offire una rete di opportunità concrete, sistematiche e misurabili”.

“Difficile – spiega Gabriele Frongia direttore responsabile di Sardegnagol – che con un Fondo Nazionale per le Politiche giovanili modellato per finanziare iniziative dall’alto, prive dell’obbligo della coprogettazione con giovani e organizzazioni giovanili (come da decreto) e, quindi, di scarso impatto, si possa incentivare il dialogo e il coinvolgimento dei giovani. Arduo anche essere d’accordo sull’accessibilità alle principali opportunità offerte per i giovani, a partire dal programma Erasmus+ ed ESC. Decisamente fuori dalla portata dei giovani con poche opportunità”.

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Ma, si sà, per i giovani basta qualche intervento spot e qualche dichiarazione edulcorata per alimentare una comunicazione istituzionale penosa. Tanto, parliamoci chiaro, i giovani non fanno sentire la propria voce (lasciamo perdere i movimenti ‘busta’ tanto sostenuti da una certa comunicazione mainstream), senza contare che si sta andando verso una deriva preoccupante, che vede i giovani rappresentare sempre più una accozzaglia di analfabeti funzionali. Una situazione di fatto maturata non solo per colpa dell’assenza di capacità critiche della gran parte dei ragazzi/e di oggi ma anche per l’assenza di alcuno slancio innovativo e di competenze nel campo delle politiche giovanili all’interno dei radar della (ahinoi) classe dirigente italiana.

Andrea Abodi, foto Governo.it licenza CC-BY-NC-SA 3.0 IT
Andrea Abodi, foto Governo.it licenza CC-BY-NC-SA 3.0 IT

Della bontà dell’azione dell’Esecutivo, però, Andrea Abodi è convinto: “Il Governo italiano – ha continuato – è impegnato anche a elaborare un modello di valutazione dell’impatto sulle giovani generazioni dell’azione dell’Esecutivo, rispettando gli impegni assunti in campagna elettorale e seguendo gli indirizzi emersi anche oggi a livello Europeo”.

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Abodi ha poi citato le esperienze estremamente positive, alle quali garantire nuovi impulsi e continuità, di Erasmus + Sport e Giovani, del Corpo Europeo di Solidarietà e del Servizio civile universale, anche nelle sue nuove declinazioni in ambito digitale, ambientale e agricolo. Così come stanno dando risultati estremamente positivi i progetti dedicati all’orientamento e alla formazione: Spazi Civici di Comunità che si articola in 113 iniziative in tutta Italia e i 7 hub del Progetto RETE sviluppati in collaborazione e con Invitalia a Nuoro, Verona, Novara, L’Aquila, Salerno, Brindisi e Palermo.

Se il caro ministro dello Sport e dei Giovani sapesse come vanno effettivamente le cose anche nella gestione dei pagamenti verso le organizzazioni giovanili da parte dell’Agenzia per la Gioventù, recentemente commissariata, forse si potrebbe rendere conto dei notevoli ritardi subiti da giovani e organizzazioni giovanili italiane, con buona pace per l’accesso e la sostenibilità per i giovani e le organizzazioni giovanili presenti, specialmente, nei territori disagiati. Eppure, una idea dovrebbe essersela fatta avendo partecipato al Consiglio dei Ministri per la Gioventù dell’Ue. D’altronde, sulla pessima tempistica delle Agenzie Nazionali anche la stessa commissione CULT del Parlamento europeo si è nuovamente pronunciata.

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Che dire poi del Progetto Rete, con il nuovo Hub di Nùoro? Una nuova cattedrale nel deserto in una regione caratterizzata dall’assenza di risorse proprie per gli aspiranti giovani imprenditori, dalla presenza di contributi a fondo perduto “paraculi” e inaccessibili per coloro privi di garanzie e, infine, dall’inerzia della macchina politica che, di fatto, non permette di mettere a regime le garanzie a sostegno delle aperture di nuove aziende.

Quante nuove imprese giovanili credete di creare o sostenere con un tale impianto “immaginifico” e poco sostanziale?