Expat e attrattività per gli impatriati, Soru: “Serve investimento di fiducia per i giovani”.

La Sardegna continua ad essere una terra difficile per la riuscita di un qualsiasi percorso di crescita professionale e personale. Lo hanno ribadito, nel corso degli oltre 210 minuti di dialogo andati in scena ieri all’Exmà di Cagliari, gli/le expat sardi/e.

Storie di vita, di rabbia e di tenacia capaci di esprimere un volto nuovo della sardità, sempre meno carattarizzata da vetusti simboli identitari e dal quel senso di inferiorità che anche tanta cinematografia del passato (nonché quella autoctona attuale) ha contribuito ad incidere sulla carne dei/delle sardi/e.

“Nel mondo della Formula1 – spiega l’ingegnera Sara Cabitza – se una risorsa passa da un team a un altro viene intervistata per capire come si lavora nelle altre squadre e si chiede cosa fare per migliorare le prestazioni. La Sardegna ha un capitale umano immenso che potrebbe dare il proprio contributo ma non ho mai visto lo stesso atteggiamento nell’Isola”. Una ennesima conferma, in pratica, della mancanza di sinergia e spirito di comunità che affligge il sistema Sardegna.

LEGGI ANCHE:  Vela, si alle competizioni inclusive Women's e Youth America's Cup.

Parere condiviso da Piero Cornice: “Vivo in Sardegna da 2 anni e mezzo. Una terra bellissima e con una grande qualità della vita, ma dove persistono anche difficoltà importanti, a partire dai trasporti e dalla assenza di confronto tra realtà diverse”.

Di successo ed esigenza di dare il proprio contributo ha parlato invece la creativa Carolina Melis, tornata nell’Isola dopo 20 anni di esperienze professionali in Europa e Asia perché “animata dalla voglia di fare e di creare opportunità” e la social media strategist e copywriter Jessica Cani: “Ho lasciato la Sardegna nel 2012, sfiduciata dalle poche opportunità che l’isola poteva offrirmi. Dopo aver lavorato in alcune regioni d’Italia e all’estero sono tornata e il sentimento di rabbia verso la Sardegna, nel tempo, ha lasciato spazio alla nostalgia, alla voglia di tornare. Così ho iniziato a raccontare le tradizioni enogastronomiche della nostra terra e, passo dopo passo, ho capito che poteva diventare l’occasione per avviare un nuovo percorso professionale nell’Isola”.

LEGGI ANCHE:  Partecipazione dei giovani. L'Unicef lancia la piattaforma U-Report Italia.

Voglia di rientrare anche per Valentina Melis, manager trapiantata a New york: “Con mio marito abbiamo iniziato un percorso di riavvicinamento con l’Isola. Vorrei tornare in Sardegna con la mia famiglia e dare una identità ai miei due figli ma non è facile. Le opportunità in Sardegna sono quelle che sono e per riprotare i giovani nell’Isola servono politiche coraggiose. Tanti/e sardi/e all’estero hanno bisogno di respirare aria di cambiamento e sentono l’esigenza di costruire una Sardegna diversa”.

“Polvere e broccato”, nei vissuti condivisi dai 10 giovani relatori/trici, che lasciano spazio nel corso dell’evento, ad autentiche conferme di professionalità e autodeterminazione. Sostantivi, entrambi, inequivocabilmente lontani da quella classe dirigente sarda priva del minimo slancio visionario e di pubblico servizio che, con molta probabilità, ha tutto l’interesse ad allontanare dall’Isola i/le giovani più capaci e, soprattutto, quelli più critici e indipendenti.

Renato Soru, foto Sardegnagol riproduzione riservata
Renato Soru, foto Sardegnagol riproduzione riservata

Racconti biografici sui quali Renato Soru, durante il dibattito moderato da Federico Esu, fondatore del podcast Itaca, è intervenuto condividendo la sua personale idea di Sardegna e le politiche più idonee per contrastare uno dei più devastanti fenomeni demografici rilevati da diversi lustri nell’Isola: il depopolamento. “Serve un investimento di fiducia per i giovani, ai quali non devono essere richieste garanzie, insieme a una importante revisione della spesa per la formazione e l’istruzione”.

LEGGI ANCHE:  Giovani ed emigrazione: 200mila euro "per il rafforzamento dell'identità".

Tra questi ultimi anche il potenziamento del programma Master & Back, probabilmente una delle ultime buone pratiche realizzate dalla Regione Sardegna a sostegno della formazione e inclusione lavorativa dei/delle giovani sardi/e: “Lo riprenderemo e lo potenzieremo soprattutto per evitare i problemi registrati in passato nella fase del Back”, ha dichiarato Soru a Sardegnagol.

Spazio, a margine dell’incontro, anche per una breve replica alle recenti dichiarazioni della avversaria Alessandra Todde: “Non ho molto da dire se non che siamo alternativi al centrodestra e che la candidata del Campo largo è priva di argomenti”.

foto Sardegnagol, riproduzione riservata