Da dove importa l’energia l’UE?

Per il proprio consumo, l’UE ha bisogno di energia importata da Paesi terzi. Nel 2019, i principali prodotti energetici importati sono stati quelli petroliferi, rappresentando quasi i due terzi delle importazioni di energia nell’UE, seguito da gas (27 %) e combustibili fossili solidi (6%). La Russia, attualmente, rappresenta il principale fornitore dell’UE di petrolio greggio, gas naturale e combustibili fossili solidi.

Nel 2019, ancora, quasi due terzi delle importazioni di greggio extra-UE provenivano da Russia (27%), Iraq (9%), Nigeria e Arabia Saudita (entrambi 8%), Kazakistan e Norvegia (entrambi 7%). Quasi tre quarti delle importazioni di gas naturale dell’UE provenivano da Russia (41 %), Norvegia (16 %), Algeria (8 %) e Qatar (5 %), mentre oltre tre quarti di combustibili solidi (per lo più carbone) provenivano dalla Russia (47 %), dagli Stati Uniti (18 %) e dall’Australia (14 %).

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Importazioni UE di gas naturale

Dati incontrovertibili circa il tasso di dipendenza energetica dell’UE. Un valore – misurato dalla quota delle importazioni nette (importazioni – esportazioni) sul consumo interno lordo di energia (ovvero la somma dell’energia prodotta e delle importazioni nette) – che mostra fino a che punto un’economia fa affidamento sulle importazioni per soddisfare il proprio fabbisogno energetico. Nell’UE nel 2019 il tasso di dipendenza era pari al 61 %, il che significa che più della metà del fabbisogno energetico dell’UE è stato soddisfatto dalle importazioni nette. Questo tasso varia da oltre il 90 % a Malta, Lussemburgo e Cipro al 5 % in Estonia. Il tasso di dipendenza dalle importazioni di energia è aumentato progressivamente dal 2000, quando era solo del 56%.

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Foto Free-Photos da Pixabay, Eurostat