Confeuro: il binomio giovani e agricoltura non decolla.

L’agricoltura giovane è multifunzionale, digitale e competitiva, ma non riesce ancora a decollare, secondo Andrea Michele Tiso, presidente nazionale di Confeuro. Mentre i riflettori sono puntati sul gossip legato agli scenari post elettorali, l’Istat ha diffuso ulteriori dati del Censimento generale dell’agricoltura, con un focus sulle nuove generazioni che deve spingere le forze politiche a riflettere: dal 2010 al 2020, infatti, la percentuale di aziende agricole gestite da giovani è scesa dall’11,5% al 9,3%. La riduzione del numero delle imprese e il contemporaneo aumento delle loro dimensioni sono un fenomeno già noto, ma le cifre che riguardano i giovani non possono passare inosservate.

“Il tema delle nuove generazioni sarà uno dei passaggi chiave per il primo settore nella prossima legislatura. Come per gli altri settori economici, l’ingresso di nuove forze è vitale per assicurare continuità e promuovere l’innovazione – continua Tiso. Alla capacità di attrarle è legato il futuro della nostra agricoltura e, in buona parte, anche la sua riconversione agroecologica. I giovani sono infatti più propensi ad adottare tecniche di produzione sostenibili e tecnologie digitali che consentono un migliore utilizzo delle risorse”.

LEGGI ANCHE:  Voto ai 16enni: favorevole il 36% degli interessati.

“I bandi regionali rivolti agli under 35 che intendono investire nell’agricoltura biologica stanno producendo effetti, ma non bastano da soli a imprimere la svolta necessaria. Devono essere integrati da un’azione di promozione a livello nazionale e dalla diffusione di una nuova cultura della sostenibilità. Affinché quest’ultima si affermi, riteniamo opportuno intervenire anche a livello dei programmi scolastici e con iniziative di comunicazione rivolte a tutti i cittadini”, concludono da Confeuro.

foto europarl.europa.eu