Confagricoltura: “Erasmus per i giovani per le terre in Sardegna”.

Aumentano le voci a favore dei progetti di volontariato e mobilità dei giovani nel settore dell’agricoltura. Visione, anche se con poche risorse, sostenuta recentemente dalla firma del protocollo d’intesa sul Servizio civile agricolo tra il ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, e il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida.

Un’azione virtuosa, per il sostegno dell’inclusione dei giovani e dello sviluppo delle competenze trasversali e professionali in campo agricolo, seguita ieri dalla proposta di Confagricoltura Sardegna per l’introduzione di un Erasmus per giovani nel settore primario.

“Come Confagricoltura Sardegna proponiamo l’istituzione di un Erasmus agricolo post-diploma, post-laurea, o integrato al percorso di studio, per ampliare le conoscenze sia nei Paesi europei e sia extra Ue, per un periodo di 6 mesi, finanziati al 100 per cento dalla Regione”, ha dichiarato il direttore dell’associazione di categoria di Sassari, Giannetto Arru Bartoli. Intervento di ampio respiro che non ha risparmiato di puntare il dito anche sulle (note) criticità del bando di primo insediamento giovani, “vecchio di 25 anni” e, infine, sul progetto “Terra ai giovani”, di fatto congelato negli ultimi anni nell’Isola.

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Regione che, in materia di sostegno all’insediamento dei giovani in agricoltura e la formazione professionale nel settore primario degli under35 sardi, ha fatto veramente poco negli ultimi lustri, sostenendo iniziative onerose e di scarso impatto, come – giusto per citarne una – il programma Rural Trainer, lanciato pomposamente dalla Giunta Pigliaru.

Eppure in una regione come la Sardegna dove la principale fonte di PIL – dopo il comparto della raffinazione di petrolio -, risulta essere l’agricoltura, e dove i giovani sperimentano sempre più nuove forme di disagio e di analfabetismo funzionale, l’idea di sostenere il ricambio generazionale in agricoltura dovrebbe essere una priorità.

Questioni di buon senso e di opportunità mai discusse dalle parti di Villa Devoto e di via Roma nel corso di questa ‘sfigatissima’ XVI Legislatura.

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Improcrastinabile, quindi, una terapia d’urto da parte del futuro governo regionale per dare vita a una nuova opportunità di cittadinanza attiva e offrire a ragazze e ragazzi tra i 18 e i 35 anni l’occasione di acquisire competenze, apprendere il significato vero e proprio della “qualità” italiana e toccare con mano le nuove tecnologie e l’innovazione che stanno sempre più caratterizzando le imprese agricole, in un’ottica sostenibile e senza rinunciare alla sicurezza sociale e alimentare.

Azioni che potranno far sperare (forse) nell’allungamento della vita del settore agricolo sardo, sempre più vecchio e privo di giovani imprenditori e maestranze.

Difficile immaginare, in mancanza di visione e risorse economiche importanti, un’agricoltura moderna, innovativa e inclusiva nell’isola capace di rimettere al centro il senso, il valore e la dignità delle identità locali e delle comunità rurali. Figuriamoci, in assenza di tali politiche, le speranze di riportare in auge una dimensione collettiva di Sardegna che sappia rimettere l’agricoltura al centro, come è stato nel corso della nostra storia.

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Si va invece, a causa di un visus limitato e di pochezza politica, verso il contrasto al ricambio generazionale in agricoltura e al nutrimento del tasso di abbandono scolastico, privando inoltre le nuove generazioni dell’opportunità di partecipare a progetti per il trasferimento di innovazione tecnologica, accelerare i processi di aggregazione tra imprese e favorire lo spirito di filiera nel settore primario.

foto europarl.europa.eu