Europa

Sanzioni alla Russia. Le aziende danesi continuano a importare acciacio da Mosca.

Alcune imprese danesi sono finite nel mirino del Parlamento europeo per attività che, pur non violando formalmente le regole, rischierebbero di indebolire il regime di sanzioni imposto dall’Unione europea alla Russia dopo l’invasione dell’Ucraina. La denuncia arriva da un gruppo trasversale di eurodeputati, che ha presentato un’interrogazione urgente all’Alto rappresentante per la politica estera Josep Borrell.

L’importazione di acciaio russo.

Secondo i parlamentari, una compagnia danese continuerebbe a importare ingenti quantità di acciaio greggio dalla Russia. L’azienda, partecipata da un oligarca russo non soggetto a sanzioni, contribuirebbe così – denunciano – a rafforzare l’economia di Mosca, minando l’efficacia delle misure restrittive europee. Gli eurodeputati chiedono perché l’acciaio non sia incluso nella lista dei prodotti vietati e come Bruxelles intenda aiutare le imprese europee a trovare fornitori alternativi.

Servizi ai gasieri russi.

Un altro caso riguarda un’impresa navale danese che continua a fornire assistenza tecnica a navi russe impegnate nel trasporto di gas naturale verso l’Europa. Le imbarcazioni, spiegano i deputati, operano sotto bandiere di Paesi terzi per aggirare le sanzioni. L’azienda coinvolta si difende affermando di rispettare le normative vigenti e di essere pronta ad adeguarsi a eventuali nuove restrizioni. Ma gli interroganti chiedono se la Commissione sia consapevole di tali pratiche e se sia disposta a proporre un divieto europeo dei servizi di cantiere alle petroliere e ai gasieri russi.

Il nodo degli oligarchi.

Infine, gli eurodeputati sollecitano Bruxelles a colpire direttamente gli azionisti russi con beni o partecipazioni nell’Unione europea, ritenendo che il mancato inserimento di alcuni oligarchi nelle liste nere costituisca una grave lacuna.

La richiesta a Bruxelles.

Le domande poste mettono in evidenza l’evidente elusione delle sanzioni Ue da parte dei suoi stessi Paesi membri che, tra scappatoie normative e controlli insufficienti, continuano a non impedire a Mosca di reperire risorse strategiche.

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