Sanità sarda, il caso Schael: l’uomo scelto per garantire più cure è indagato per interruzione di pubblico servizio
Mentre l’attuale governo di centrosinistra parla di più cure per i sardi, a guidare la direzione della Sanità della Regione Sardegna c’è un manager finito sotto inchiesta per presunti disservizi ai pazienti. Si tratta di Thomas Schael, già direttore generale dell’Asl Lanciano-Vasto-Chieti e poi commissario della Città della Salute di Torino, destinatario di un avviso di garanzia da parte della Procura di Chieti. L’ipotesi di reato , ricorda lo Spiffero in un articolo, è l’interruzione di pubblico servizio.
Con lui sono indagati l’attuale direttore amministrativo della Città della Salute, Giampaolo Grippa, e l’ex direttrice sanitaria Flavia Pirola, i suoi due più stretti collaboratori ai tempi del governo dell’azienda sanitaria abruzzese.
L’inchiesta.
L’indagine, scaturita da alcuni esposti e segnalazioni, riguarda i provvedimenti adottati dall’allora direttore generale Schael, insieme ai due collaboratori, per “contenere una spesa farmaceutica che aveva raggiunto livelli allarmanti“. Decisioni finite sotto la lente della Procura, impeganta ad accertare se quelle misure abbiano compromesso la distribuzione diretta dei medicinali, con disservizi e conseguenze concrete per i pazienti.
I fatti risalgono al 2024 e già allora avevano alimentato accuse e controaccuse nelle cronache locali. Il parlamentare del Partito Democratico (lo stesso partito della coalizione oggi al governo della Regione Sardegna) Luciano D’Alfonso attaccò duramente la gestione, mentre numerosi sindaci del territorio contestarono le scelte della direzione.
La difesa di Thomas.
Schael, però, ha sempre respinto queste ricostruzioni: “Non abbiamo tagliato nulla“, dichiarò all’epoca, sostenendo che “la spesa farmaceutica restava alta e che ai pazienti non sarebbe mai stato negato alcun medicinale“. Spiegò inoltre che, per non lasciare scoperti i malati, l’azienda aveva acquistato farmaci con la stessa formulazione ma più costosi, e che il richiamo ai medici prescrittori riguardava l’appropriatezza delle cure, cioè “il farmaco giusto al paziente giusto”, cosa diversa “da un taglio della spesa farmaceutica”.
Una linea difensiva , dunque, che poggia su una distinzione netta: una cosa sarebbe stato il contenimento dei costi puntando sull’appropriatezza delle prescrizioni, altra cosa la riduzione delle prestazioni dovute ai pazienti. Ed è proprio sugli effetti concreti di quelle scelte che da tempo si concentrano gli accertamenti dell’organo inquirente abruzzese.
Il nodo dell’opportunità.
Resta aperto alla riflessione, in attesa di conoscere la conclusione del caso giudiziario, il tema politico. A due anni di distanza, Schael ha lasciato Torino, dove l’incarico si è interrotto dopo pochi mesi per decisione dell’assessore regionale alla Sanità Federico Riboldi, e guida la direzione della Sanità sarda. Proprio il ruolo chiamato a garantire servizi e cure ai cittadini è oggi affidato a un dirigente sul quale la magistratura sta verificando se, in passato, le misure per ridurre i costi abbiano penalizzato i pazienti.
Una questione che inevitabilmente porta a chiedersi (sempre ricordando che nessuna condanna è stata decisa) se la scelta del manager, originario di Schalksmuhle in Germania, sia in linea con “la promessa di più cure per i sardi”.
