5 Marzo 2026
PoliticaSardegna

Hikikomori, in Sardegna si moltiplicano i convegni autoreferenziali… in assenza di leggi.

Si parla, ci si confronta, si organizzano convegni. Ma quando si tratta di passare dalle parole ai fatti, il Legislatore sardo guarda altrove. Il fenomeno degli hikikomori – i “ragazzi invisibili” che scelgono il ritiro sociale, autoescludendosi da scuola, lavoro e relazioni – continua però a crescere, anche in Sardegna, dove non esiste neppure una proposta di legge dedicata, come conferma la produzione legislativa delle ultime 4 legislature. E allora, di cosa vogliamo parlare? Di autoreferenzialità. La stessa andata in scena oggi in Consiglio regionale.

Nell’Aula, infatti, si è tenuto l’ennesimo “simposio istituzionale” sul tema, dal titolo Hikikomori: i ragazzi invisibili. Un appuntamento che ha riunito “presunti esperti”, operatori, docenti e studenti per riflettere su un disagio che, secondo le stime nazionali, coinvolge circa 300mila giovani in Italia. Un fenomeno che tocca anche l’Isola, dove (i dati solo galantuomini) si continua a evitare qualsiasi processo legislativo in materia di giovani e politiche giovanili.

Eppure c’è chi dimostra di non avere una buona memoria, come lo stesso presidente del Consiglio regionale, Piero Comandini, che, aprendo i lavori dell’autoreferenziale kermesse, ha ribadito la “disponibilità dell’istituzione autonomistica a mettere in campo politiche di sostegno per i giovani”. Peccato che, a oggi, la disponibilità non si sia mai tradotta in atti concreti: nessuna legge regionale, nessun piano organico di prevenzione, nessuna strategia strutturata per il disagio giovanile. Negli ultimi 6 anni, giusto per ricordare i dati, è stata presentata una proposta di legge (la sfigatissima Pl 182) che, come tradizione vuole in Consiglio in materia di giovani, non è andata oltre la commissione permanente. Tanto rumore per nulla per ricordare che in via Roma dei giovani importa una *** e che manca la competenza al Legislatore sardo, rappresentato orami da “60 espressioni di diverso servizio pubblico”.

Walter Veltroni, ospite d’eccezione, ha richiamato l’attenzione sulle cause del fenomeno – pressioni sociali, isolamento digitale, paura del giudizio – e sulle ferite ancora aperte lasciate dal lockdown. Parole condivisibili, certo. Ma anche in questo caso resta l’impressione di un dibattito sospeso nel vuoto, privo di ricadute operative. Oltre a fare qualche film quale risultato concreto è stato portato avanti dall’ex uomo forte del PD per i giovani italiani?

Qualche barlume, nel corso della conferenza, si è visto grazie alle associazioni: psicologi, docenti e genitori hanno, infatti, raccontato esperienze e difficoltà quotidiane. Marco Crepaldi, fondatore di Hikikomori Italia, ha ribadito che “non si tratta di un problema individuale, ma di un fenomeno sociale”.

Ancora più sorprendente l’intervento della garante regionale Carla Puligheddu che (cosa sarà successo) ha finalmente parlato di mancanza “di una legge organica che si occupi seriamente del disagio giovanile”, nonché la carenza di risorse, tanto da affermare che “la politica rischia così di abdicare sulle materie più importante”.

Va rimarcato, basta guardare alla produzione legislativa regionale per capire che la diagnosi condivisa (seppur tardivamente dalla garante) è corretta: in quattro legislature nessuna legge dedicata agli hikikomori o in materia di politiche giovanili né piani di prevenzione strutturali sul disagio adolescenziale è stata approvata. Quindi, chi può ritenersi qualificato a dire la propria tra i partiti del disgraziato arco politico rappresentato in Consiglio regionale?