9 Agosto 2026
Sardegna

Sanità: oltre 130mila aggressioni nel 2025

Un’escalation definita “senza precedenti” e numeri che il sindacato giudica ormai fuori controllo. Nel 2025 le aggressioni ai danni degli infermieri in Italia superano quota 130mila, con un aumento del 4% rispetto all’anno precedente e un trend in crescita confermato anche nei primi mesi del 2026. È l’allarme lanciato dal Nursing Up, che parla apertamente di “punto di non ritorno” per la sicurezza del personale sanitario.

Il dato, elaborato incrociando le rilevazioni del progetto Cease-It degli ultimi due anni, mette in luce soprattutto la vastità del fenomeno sommerso. Le statistiche ufficiali di ONSEPS e INAIL si fermano infatti a circa 18mila episodi annui, ma secondo gli studi accademici verrebbe denunciato appena un caso su otto. Ne emerge una realtà ben più ampia, con oltre 5mila episodi in più rispetto al 2024.

La maggior parte delle aggressioni – oltre l’80% – è costituita da violenze verbali, minacce e intimidazioni. Episodi spesso esclusi dalle rilevazioni formali ma che, sottolinea il sindacato, incidono profondamente sull’equilibrio psicologico degli operatori sanitari.

Alla base dell’aumento, secondo Nursing Up, ci sono fattori strutturali: il sovraffollamento cronico dei Pronto Soccorso, l’incremento del rischio di eventi critici, la carenza di personale e le fragilità della sanità territoriale. Un mix che espone gli infermieri a una pressione costante e crescente.

Per questo il sindacato annuncia la richiesta di un dossier ispettivo al Ministero dell’Interno. L’obiettivo è verificare quali ospedali, in particolare quelli con bacini superiori ai 100mila abitanti, siano dotati di un presidio di polizia attivo 24 ore su 24, sette giorni su sette. La presenza stabile delle forze dell’ordine viene indicata come misura indispensabile nelle strutture ad alto afflusso.

Duro il richiamo alle aziende sanitarie, accusate di non rispettare pienamente gli obblighi di tutela previsti dalla normativa vigente. Nursing Up cita l’articolo 2087 del Codice Civile e il decreto legislativo 81/2008, sottolineando come la valutazione dei rischi debba necessariamente includere il fenomeno delle aggressioni. In caso contrario, avverte il sindacato, potrebbero configurarsi responsabilità dirette.

Le ricadute sul piano clinico sono rilevanti: oltre un infermiere su sei manifesta sintomi riconducibili allo stress post-traumatico. Un dato che, secondo le rilevazioni europee, colloca l’Italia al di sopra della media continentale.