7 Marzo 2026
PoliticaSardegna

Sanità sarda, Capelli: “Nùoro specchio di un sistema in affanno”.

Il caso della ASL 3 di Nùoro non è un episodio circoscritto né l’ennesima polemica di campanile. È piuttosto il punto in cui affiorano, in modo ormai evidente, le contraddizioni di fondo che attraversano il governo della sanità in Sardegna. Nùoro non rappresenta un’eccezione: è una cartina di tornasole.

A sostenerlo è l’ex assessore regionale alla Sanità, Roberto Capelli, critico verso l’attuale governo regionale: “Ciò che accade nel Nuorese riflette dinamiche presenti, con poche differenze, nell’Oristanese, in Ogliastra, in Gallura e, in parte rilevante, anche nel Sulcis e nel Medio Campidano. Territori differenti per storia e geografia, ma accomunati da fragilità strutturali: popolazione anziana, bassa densità abitativa, collegamenti difficili, una rete di assistenza territoriale cronicamente debole. Dove la vicinanza ai poli di Cagliari attenua il disagio, lo fa solo parzialmente, senza mai risolverlo davvero”.

Nùoro, dunque, è un caso–scuola. “Qui si leggono con maggiore chiarezza gli effetti di un metodo di governo che ha trattato la sanità territoriale come un’appendice di quella ospedaliera, applicando schemi standard a contesti che avrebbero richiesto risposte mirate e flessibili”.

Le scelte compiute sulla governance della ASL 3 hanno accentuato questo scollamento. “Dirigere un’azienda sanitaria territoriale complessa – prosegue – non significa limitarsi a gestire un ospedale o un centro di spesa: vuol dire conoscere il territorio, dialogare con distretti, medici di base e sindaci, costruire reti di prossimità. Quando tutto questo viene trascurato, l’esito è prevedibile: disorientamento organizzativo, sfiducia tra gli operatori, progressivo arretramento dei servizi”.

Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: pronto soccorso cronicamente in sofferenza, carenze di personale, assistenza territoriale insufficiente, liste d’attesa incompatibili con i bisogni reali dei cittadini. Nelle aree interne ciò si traduce spesso in rinuncia alle cure o in una migrazione sanitaria forzata.

C’è però un elemento che riguarda l’intera isola e che continua a essere sottovalutato per l’ex esponente dell’Esecutivo regionale: “Le falle della sanità territoriale non restano confinate nelle periferie. Generano un effetto domino che finisce per ingolfare le aree metropolitane, sovraccaricando ospedali e pronto soccorso, allungando le attese e facendo lievitare i costi complessivi del sistema. L’abbandono delle zone interne non alleggerisce le città: le mette in crisi”.

Questo quadro assume un valore politico ancora più significativo se si considera che la presidente della Regione proviene proprio da Nùoro: “L’appartenenza anagrafica non equivale alla conoscenza dei problemi, né garantisce la capacità di affrontarli. Governare un territorio significa ascoltarlo, comprenderlo, valorizzarne le competenze. Non basta esservi nati”, chiosa Capelli.

Il caso Nùoro solleva quindi una questione che va oltre i confini della singola ASL: è necessario un cambio di metodo nel governo della sanità sarda. “Occorre riconoscere la diversità dei territori, distinguere in modo netto tra sanità ospedaliera e territoriale, restituire centralità a chi opera quotidianamente sul campo. Senza questa svolta- conclude – l’ineguaglianza tra le diverse aree dell’isola rischia di diventare strutturale”.