Qualità delle fonti informative, aumenta la consapevolezza tra i giovani.

I giovani italiani sono sempre più attenti alla qualità dell’informazione e al punto di vista degli opinion leader per interpretare la realtà. E’ il quadro che emerge dall’analisi delle abitudini informative dei giovani tra gli 11 e i 25 anni, in base alla ricerca realizzata nell’ambito di Opinion Leader 4 Future, progetto nato dalla collaborazione tra la struttura di media relation del Gruppo Credem e l’Alta Scuola in Media, Comunicazione e Spettacolo dell’Università Cattolica.

A fronte di uno scenario informativo sempre più complesso – ricorda il report – aumenta l’importanza della figura dei leader di opinione, veri e propri mediatori capaci di monitorare lo scenario mediale, contestualizzare e sintetizzare la complessità del flusso informativo. Per il 49% degli intervistati, infatti, essi rappresentano punti di riferimento inamovibili.

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Cresce anche l’importanza attribuita al fact checking e per il 58% dei 15-19 anni e il 53% dei 20-25 anni si considera vera una notizia solo quanto viene riscontrata su più fonti, dopo un processo di triangolazione tra social, motori di ricerca, sito istituzionale e reti sociali di riferimento.

Grandissima importanza rivestono le micro-reti di riferimento, come risorsa per commentare, approfondire e contestualizzare i contenuti informativi: l’81% degli intervistati della Generazione Zeta cita infatti un proprio familiare o amico stretto come importante punto di riferimento per meglio comprendere le notizie. In questo contesto anche le chat private su Whatsapp possono rappresentare un supporto informativo.

Contro le fake news, infine, è aumentata la ricerca delle fonti istituzionali, considerate le uniche affidabili dal 46,5% dei ragazzi/e di età compresa tra 20-25 anni.

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