Pnrr, quali ambizioni per un comune inabile ad autorizzare dei semplici stalli?

Continua la saga degli incontri nel territorio sul Pnrr. Ieri a Cagliari, alla presenza dei ministri Massimo Garavaglia (Turismo) ed Elena Bonetti (Pari opportunità e Famiglia), si è tenuto l’incontro inserito nell’ambito del programma “Italia Domani – Dialoghi sul Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza” per portare ‘il verbo’ del salvifico Pnrr nei territori con la presunzione di spacciare la nuova costosa greppia di Stato come un piano di ripresa nato dal basso, come ricordato, per esempio, anche dagli improbabili interventi per i giovani e le politiche giovanili.

Tra i rappresentanti delle istituzioni locali il Presidente della Regione Sardegna Christian Solinas e il primo cittadino Paolo Truzzu. Proprio il sindaco di Cagliari nel suo intervento ha rimarcato l’opportunità offerta dalle risorse del Pnrr per la città: “Alla fine di questo percorso che è prevista nel 2026 – il commento del Sindaco Truzzu – immagino una Cagliari più verde, con una dotazione di infrastrutture decisamente migliore e che sia riuscita a colmare alcuni dei gap sociali che oggi abbiamo. Mobilità sostenibile, infrastrutture, rivoluzione verde e transizione ecologica, oltre alla promozione delle capacità produttiva locale, soprattutto agricola ed enogastronomica. Abbiamo diverse sfide da portare aventi, ci sono tante risorse a disposizione che devono diventare degli investimenti per i nostri territori”.

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“Sognare non costa nulla”, scriveva Valerio Massimo Manfredi nel libro ‘L’armata perduta’ ma pensando al livello di ‘resilienza’ e proattività della macchina amministrativa cittadina la dicotomia Pnrr/sviluppo cittadino non sembra essere così lineare e capace di garantire adeguate probabilità di successo. Una riflessione dovuta, volendo citare uno degli ultimi avvenimenti cronologici cittadini, ovvero la protesta dei pubblici esercenti per i ritardi rilevati nella concessione delle autorizzazioni per le pedane all’aperto.

Un esempio calzante per testare le reali ambizioni di un comune che potrebbe non essere all’altezza della sfida offerta dal Pnrr. Come si potrà, infatti, elevare il tiro in una città dove tempestività e capacità risolutiva per le questioni di ordinaria amministrazione sembrano essere sempre più merce rara? Quale idea di cambiamento potrà mai partire in assenza di una vera e propria sinergia tra stakeholder locali e pubblica amministrazione?

Non si può raggiunge l’illuminazione immaginando figure di luce, diceva Carl Gustav Jung. Perciò per quale motivo il Pnrr dovrebbe rappresentare una occasione per la comunità locale in un simile contesto?

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Ma, guardando al lavoro svolto dall’amministrazione cittadina, si può sempre guardare il bicchiere mezzo pieno valutandolo in relazione a quanto fatto dal Consiglio e dalla Giunta regionale per i quali l’argomento Pnrr è da considerarsi un vero e proprio oggetto misterioso. A ricordarlo la mancata convocazione del tavolo tecnico-politico previsto dal punto 10 dell’Accordo Stato-Regione del 7 novembre 2019: un passo obbligato per procedere “alla definizione degli svantaggi strutturali permanenti derivanti dalla condizione di insularità e alla determinazione dei criteri di priorità per il recupero del divario infrastrutturale e di sviluppo della Sardegna”. Senza contare, inoltre, il bassissimo tenore politico alla base della discussione tra maggioranza e opposizione in Aula.

Ma per Solinas, come dichiarato nel corso dell’incontro con i ministri Bonetti e Garavaglia “il Pnrr è uno strumento fondamentale che l’Europa si è data per rispondere alla crisi dovuta alla pandemia”, ricordando inoltre che “questa straordinaria mole di risorse deve essere accompagnata da altrettante misure di semplificazione, sburocratizzazione e strumenti straordinari per gestire la spendita di risorse”. Insomma, serve un aiutino data l’improbabile attitudine della politica regionale a ragionare in termini di servizio pubblico.

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Meglio, come rilevato negli ultimi tempi, mantenere in un perenne clima di stagnazione il dibattito politico, fermo da mesi in attesa del tanto agognato (per i ‘piccoli politici’) rimpasto. Aspetti, però, distinti dalle opportunità e dalle sfide connesse al Pnrr e decisamente scollegati dai paventati problemi di “semplificazione e sburocratizzazione”.

Una vera e propria geremiade, quindi, l’intervento del Presidente Solinas che, forse a giustificazione dell’inerzia della maggioranza sul tema, dopo gli anni di pandemia ha aggiunto anche la criticità legata alla crisi geopolitica nella propria narrazione: “Noi oggi ragioniamo su una programmazione di priorità fissate prima della guerra, delle sanzioni, dell’aumento dei costi delle materie prime e di una serie di turbolenze che il mercato avrà da qui a breve sia in ragione dell’aumento dei tassi di interesse sia in ragione del fatto che cesserà l’acquisto netto di titoli a copertura del debito pubblico”.

In attesa della guarigione dalla sindrome da bar della politica dei principali enti territoriali dell’Isola, il Pnrr continuerà a rappresentare il rimedio universale per tutti i mali. Una panacea della quale i/le cittadini/e possono, però, fare volentieri a meno.