PNRR infanzia e riduzione dei divari territoriali, D’Amato e Pedicini: “Modificare i requisiti del bando nazionale”.

Lo scorso mese di agosto sono stati pubblicati i risultati della gara per l’accesso ai fondi del PNRR, di cui 700 milioni di euro riservati ai comuni svantaggiati per ridurre i divari territoriali nell’ambito dell’infanzia.

“Tra i “comuni svantaggiati” – ricordano gli eurodeputati del gruppo Verdi/ALE, Rosa D’Amato e Piernicola Pedicini – figurano città che, nonostante abbiano una maggiore capacità economica, sono ritenute svantaggiate secondo l’indice di vulnerabilità sociale e materiale (IVSM) utilizzato nel bando per individuare i 2000 comuni da sostenere in via prioritaria. Secondo la SOSE, società del ministero dell’Economia, sono solo le regioni meridionali a non raggiungere l’obiettivo fissato dall’Europa di 33 posti ogni 100 bambini con meno di tre anni. Il decreto di assegnazione dei fondi – proseguono – stabilisce che “i progetti che saranno ammessi a finanziamento sono inclusi nel Piano nazionale per la ripresa e la resilienza e dovranno riportare su tutti i documenti di riferimento la seguente dicitura “Finanziato dall’Unione europea – NextGenerationEU””.

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Da qui la richiesta alla Commissione di chiedere all’Italia di modificare i requisiti del bando “affinché siano rispettati gli obiettivi generali e specifici previsti dall’articolo 4 del regolamento (UE) 2021/241”.

Bruxelles, commissione europea, foto Agenzia Coesione Territoriale
Bruxelles, commissione europea, foto Agenzia Coesione Territoriale

A nome della Commissione von der Leyen è intervenuto il Vicepresidente esecutivo Valdis Dombrovskis: Il PNRR italiano prevede la creazione di almeno 264480 posti supplementari, da qui al 2025, per servizi educativi e di cura della prima infanzia destinati a bambini di età compresa tra zero e sei anni (missione 4, componente 1). Il piano adottato non specifica la ripartizione geografica di questi nuovi posti supplementari. Il sostegno finanziario non rimborsabile nell’ambito del dispositivo per la ripresa e la resilienza – evidenzia Dombrovskis – è un contributo sui generis dell’Unione a favore degli Stati membri rigorosamente basato sui risultati. Sebbene il concetto di cofinanziamento degli interventi non sia previsto dal dispositivo in questione, gli Stati membri possono decidere di adottare misure nazionali supplementari purché siano
compatibili con il quadro giuridico europeo e nazionale”.

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“Tuttavia – prosegue il Vicepresidente esecutivo – poiché la riduzione delle disparità territoriali è un obiettivo fondamentale sia del dispositivo che del piano stesso, quest’ultimo prevede una serie di interventi volti ad accrescere la coesione territoriale e sociale nel settore socioeducativo. Il piano sostiene misure di lotta alla povertà educativa destinate specificamente al Mezzogiorno (missione 5, componente 3), tra cui interventi per bambini di età compresa tra zero e sei anni intesi a migliorare le condizioni di accesso ai servizi di asili nido e di scuola materna. Almeno 44 000 minori appartenenti alla fascia d’età da zero a 17 anni dovrebbero ricevere sostegno educativo entro il 2026. Analogamente, il piano prevede interventi straordinari volti a ridurre i divari territoriali nell’istruzione secondaria e a contrastare l’abbandono scolastico (missione 4, componente 1)”.

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foto Giuseppe Gerbasi