Cookie Consent by FreePrivacyPolicy.com Nagorno-Karabakh: La lettera dell'Ambasciatore azero a Sardegnagol. - Sardegnagol

Nagorno-Karabakh: La lettera dell’Ambasciatore azero a Sardegnagol.

Recentemente la testata Sardegnagol, ha riportato nell’articolo “Nagorno-Karabakh: Il sostengo UE alla Repubblica dell’Artsakh“, le dichiarazioni dell’eurodeputato Lars Patrick Berg (ID) contenute nell’interrogazione parlamentare indirizzata alla Commissione europea, inviata allo scopo di precisare le misure di cooperazione economica tra Unione Europea e la Repubblica dell’Artsakh, attualmente non riconosciuta ai sensi del diritto internazionale.

Nell’articolo veniva riportata anche la risposta della Commissione UE attraverso il Commissario europeo per l’allargamento e la politica di vicinato, Olivier Várhelyi. 

Oggi, la nostra testata ha ricevuto la lettera dell’Ambasciatore della Repubblica dell’Azerbaigian, Mammad Ahmadzada, che pubblichiamo allo scopo di promuovere le diverse opinioni delle parti coinvolte nella vicenda internazionale.

La lettera dell’Ambasciatore Ahmadzada

Spett.le Direttore,

Scriviamo la presente in relazione al Suo articolo del 31 marzo: “Nagorno-Karabakh. Il sostegno UE alla Repubblica dell’Artsakh”.

Vorremmo segnalare che il titolo, oltre a non essere in linea con il contenuto dell’articolo, è anche in contrasto con la realtà. Ricordiamo infatti che il Parlamento Europeo nella Risoluzione del 23 ottobre 2013 sulla politica europea di vicinato ha espresso la sua posizione secondo cui l’occupazione da parte di un paese del partenariato orientale (Armenia) del territorio di un altro (Azerbaigian), viola i principi e gli obiettivi fondamentali del partenariato orientale e che la risoluzione del conflitto del Nagorno-Karabakh dovrebbe essere conforme alle risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell’ONU 822, 853, 874 e 884 del 1993. Tutte queste risoluzioni confermano la regione del Nagorno-Karabakh come parte integrale dell’Azerbaigian, riaffermano il rispetto per la sovranità, l’integrità territoriale e l’inviolabilità dei confini internazionalmente riconosciuti della Repubblica dell’Azerbaigian, condannano l’occupazione dei territori azerbaigiani e chiedono il ritiro immediato, completo e incondizionato delle forze armate dell’Armenia da tutti i territori occupati dell’Azerbaigian.

Di grande attualità in questo contesto anche la risposta data dall’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza Josep Borrell a nome della Commissione europea il 1 maggio 2020 all’interrogazione di Ilhan Kyuchyuk, deputato al Parlamento europeo: “L’Unione europea rimane impegnata a sostenere l’integrità territoriale, l’indipendenza e la sovranità di tutti i suoi partner, compreso l’Azerbaigian. Ciò è stato chiaramente indicato nella dichiarazione del vertice del partenariato orientale del 2017. L’Unione europea rimane impegnata a sostenere formati consolidati per la risoluzione pacifica delle controversie.

Nel contesto della risoluzione del conflitto del Nagorno-Karabakh, l’UE continua a sostenere gli sforzi e le proposte dei copresidenti del gruppo di Minsk dell’OSCE per la risoluzione pacifica del conflitto del Nagorno-Karabakh, anche attraverso il rappresentante speciale dell’UE per il Caucaso meridionale. Nella dichiarazione rilasciata dal portavoce degli affari esteri e della politica di sicurezza il 31 marzo 2020, l’UE ha ribadito che non riconosce il quadro costituzionale e giuridico in cui si sono tenute le cosiddette “elezioni presidenziali e parlamentari” in Nagorno-Karabakh in quel giorno”.

L’articolo presenta inesattezze anche dal punto di vista storico. Dobbiamo infatti precisare, per parlare solo della storia recente, che dalla fine degli anni ottanta del XX secolo l’Armenia ha avanzato le sue rivendicazioni territoriali contro l’Azerbaigian, aspirando all’annessione della regione azerbaigiana del Nagorno Karabakh, insieme con la deportazione di 250 mila azerbaigiani dalle loro terre storiche in Armenia. A questo ha fatto seguito l’aggressione militare da parte dell’Armenia contro l’Azerbaigian, che ha portato all’occupazione militare del 20% dei territori dell’Azerbaigian, inclusa la regione del Nagorno Karabakh e i sette distretti adiacenti – il 100% della popolazione di questi ultimi era azerbaigiana, e ha avuto come conseguenza una pulizia etnica contro tutti gli azerbaigiani nei territori occupati – con più di 1 milione di rifugiati e profughi interni, e la distruzione di tutti i monumenti storici azerbaigiani presenti nel territorio.

L’Armenia ha violato gravemente il diritto internazionale umanitario e ha commesso numerosi crimini di guerra, tra cui il genocidio di Khojaly, l’evento più drammatico del conflitto, che ha visto l’uccisione di 613 civili azerbaigiani, per mano dell’esercito dell’Armenia, nella notte tra il 25 e il 26 febbraio 1992. L’Armenia per mascherare le conseguenze della sua aggressione e imporre il fait-accompli nei territori occupati, ha creato un regime di fantoccio, la così detta “repubblica del Nagorno Karabakh” o “repubblica dell’Artsakh”, che in definitiva è nient’altro che il prodotto della aggressione militare e della discriminazione razziale.

L’Azerbaigian sostiene negoziazioni sostanziali e orientate ai risultati per risolvere il conflitto, riferendosi sia alla legge suprema del nostro stato, che al diritto internazionale, come riportato nella Carta delle Nazioni Unite, l’Atto finale di Helsinki, la Carta di Parigi e le note risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. La soluzione graduale del conflitto – ovvero un’eliminazione graduale delle conseguenze del conflitto, in cui la fase iniziale è la liberazione dei territori occupati intorno al Nagorno-Karabakh, il ritorno degli azerbaigiani espulsi da questi territori alle proprie case e l’apertura delle comunicazioni tra l’Azerbaigian e l’Armenia – per molti anni è stato oggetto di discussione e si riflette chiaramente nelle dichiarazioni dei co-presidenti del Gruppo di Minsk dell’OSCE.

Si suppone quindi di garantire le condizioni per la vita congiunta di entrambe le comunità della regione del Nagorno-Karabakh per qualche tempo, tenendo conto nelle fasi successive dello status della regione nel quadro dell’integrità territoriale dell’Azerbaigian. Quindi la soluzione del conflitto non può prescindere dal ritiro delle forze armate dell’Armenia dai territori occupati, la cui presenza è la principale fonte di minaccia alla sicurezza e il maggiore ostacolo alla soluzione del conflitto, e dal ritorno degli azerbaigiani in questa area, dopodiché si potrebbe considerare un’autonomia per la regione, sempre all’interno dell’integrità territoriale dell’Azerbaigian, che possa garantire un modello di convivenza in pace e dignità per le due comunità.

Cordialmente,

Mammad Ahmadzada
Ambasciatore

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