Microcitemico di Cagliari, la lettera di un paziente: “Situazione fuori dall’ordinario”.

Continua a non essere risolto il disagio dei pazienti del Microcitemico di Cagliari, recentemente scorporato dall’ARNAS G. Brotzu per effetto della riforma sanitaria fortemente voluta dall’attuale maggioranza regionale.

Criticità che hanno spinto oggi una paziente del presidio ospedaliero di via Jenner, a lanciare un appello alla stampa per denunciare una situazione sempre meno sostenibile.

“Ho necessità di risposte, di far sapere a più persone possibili quello che accade ormai da troppo tempo al Microcitemico di Cagliari. Non so neanche bene da dove cominciare – si legge nella premessa della missiva -. Il nostro ospedale, la nostra seconda casa, è un buon ospedale, con alcuni reparti veramente eccellenti. Il reparto DH Talassemia è uno di questi, con tutte le difficoltà e criticità, siamo una famiglia, mi taglierei il dito di una mano piuttosto che cambiare il nostro medico curante e tutto il personale è preparato e accogliente”.

“In questi ultimi anni – prosegue – siamo stati rimbalzati tra Asl 8 e AOB fino all’ultimo passaggio in cui siamo ritornati Asl 8 e forse è successo qualcosa. Mai mi era capitata una situazione fuori dall’ordinario come quella di oggi e queste giornate eccezionali stanno diventando la norma da qualche mese a questa parte”.

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Disagi, spiega la scrivente, legati alla terapia trasfusionale: “Il paziente talassemico fa trasfusioni di sangue ogni 15 giorni circa, il giorno prima della trasfusioni esegue dei semplici esami del sangue, le compatibilità, che hanno validità di 72 ore, attraverso le quali si ricerca la sacca di sangue del donatore compatibile con il richiedente, attraverso il rispetto di alcuni parametri. Il centro trasfusionale del Brotzu processa le sacche e sempre il centro trasfusionale invia le sacche al Microcitemico. La terapia è programmata, non è quasi mai una urgenza. Le compatibilità vengono svolte entro le 11 del giorno prima della trasfusione per permettere al centro trasfusionale di processare le sacche in modo che sia pronto per il giorno dopo o non oltre le famose 72 ore. Sarà la carenza cronica di sangue, sarà la carenza di personale, o qualsiasi altra motivazione a me oscura di cui vorrei venire a conoscenza, ma questo ingranaggio si è rotto”.

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Da qui la descrizione dell’ultima problematica verificatasi ieri: “Il 9 settembre 2022 i pazienti, tra cui almeno quattro minori, dalle 14:00 in ospedale per ricevere la terapia trasfusionale salvavita, hanno ricevuto le sacche dal centro trasfusionale del Brotzu alle ore 19:20. Il reparto chiude alle 20:00. La terapia trasfusionale dal momento dell’innesto dura circa tre ore. I pazienti sono andati via dal reparto alle 23:00. Il personale del Microcitemico è rimasto ovviamente in reparto ben oltre l’orario di lavoro fino a che tutti i pazienti non avessero finito la terapia. Lunedì il reparto rincomincerá la sua routine ed è impensabile che una situazione del genere ricapiti di nuovo, eppure non è la prima volta che accade. Tutti sono investiti da questo disservizio: pazienti, medici, infermieri”.

“Cosa succede al centro trasfusionale?”, si chiede la mittente della missiva. “Perché le sacche non arrivano o arrivano così in ritardo?. Perché il sangue non viene processato per tempo? È solo questione di carenza di sangue? Chi lavora al centro trasfusionale? Come lavora? Chi decide al centro trasfusionale? Dove si è rotta la macchina organizzativa? È ormai troppo tempo che le trasfusioni vengono rimandate, posticipate, annullate, che vengono assegnate meno sacche di quelle previste (soprattutto per i pazienti adulti costretti così a recarsi in reparto ogni settimana per poter viaggiare su livelli di emoglobina accettabili). È da troppo tempo che ci ritroviamo con il personale ridotto all’osso, senza orari, senza tregua. È da troppo tempo che non abbiamo risposte.

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“Questa situazione – conclude – è diventata ormai insostenibile. Pretendiamo risposte. Il paziente si cura per vivere, non vive per curarsi. La nostra dignità e qualità della vita è messa a dura prova da scelte evidentemente politiche che poco hanno a che fare con la cura del malato”.