L’Europa in Africa: l’Unione che non c’è.

Mentre la guerra civile Libica continua a mietere vittime la mancanza di una politica comune verso il continente Africano sottolinea le fratture e le tensioni nel cuore dell’Europa.

Le relazioni tra Unione Europea ed Africa negli ultimi dieci anni si possono riassumere in tante belle parole e grandi proclami ma pochi fatti. La UE è rimasta guardare mentre la Cina si è affermata come primo partner commerciale del continente africano. Nonostante la Commissione Europea abbia promesso di stanziare 40 miliardi di euro ($46.5 miliardi) come parte di un nuovo piano di investimenti verso l’Africa, potrebbe già essere troppo tardi. La necessità di una partnership forte con i paesi africani è chiara per motivi di vicinanza geografica, per interessi industriali ed economici e per gestire al meglio la crisi migratoria. Perchè allora manca, al giorno d’oggi una strategia definita e una politica estera comunitaria verso il continente Africano?

Questa situazione ha del paradossale, infatti gli interessi europei in Africa sono numerosi e sparsi su tutto il continente. In primis, le concessioni petrolifere dell’ENI in Libia e il Franco CFA tanto caro all’Eliseo. Sul versante occidentale rimangono le enclavi spagnole di Ceuta e Melilla, e si contano attività dell’esercito francese in più di 5 paesi nella regione Subsahariana. Il quadro che emerge è emblematico della situazione comunitaria.  Infatti, ad una politica europea solo abbozzata si contrappongo forti interessi nazionali dei paesi membri, spesso in conflitto tra loro. Un chiaro esempio di ciò sono le tensioni Italo-Francesi riguardo alla guerra civile libica che infuria ormai dal 2011 ed è emblematica delle divisioni interne all’UE

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La coalizione NATO che nel 2011 ha portato alla fine del regime di Muammar Gaddafi in Libia è nata da un’iniziativa esclusivamente francese. Sarkozy è stato infatti, il primo leader occidentale a suggerire un’azione militare ed è provato che i raid francesi siano cominciati prima delle azioni NATO. L’azione politica e militare francese è stata principalmente motivata dagli interessi petroliferi nel paese è si è subito tradotta in un accordo da 500 milioni per la costruzione di impianti petroliferi tra il nuovo governo libico e la Francia. Queste azioni hanno a dir poco infastidito la Farnesina e sono viste da Roma come un chiaro attacco agli interessi Italiani in Libia. La Libia infatti, è rimasta sotto l’influenza italiana dall’epoca coloniale sino al regime di Gheddafi. Questa influenza si è tradotta sin dagli anni 50’ con una forte presenza dell’ AGIP prima e dell’ENI poi sul territorio. Il governo italiano ha mantenuto buoni rapporti con Gheddafi ed è sempre stato contrario all’intervento militare in Libia e anche dopo la caduta del regime è rimasto un partner solido; non a caso l’ENI è l’unica azienda internazionale ancora operativa nel paese.

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L’ultimo capitolo delle tensioni Italo-Francesi si sta consumando in questi mesi: l’Italia infatti, riconosce e supporta il governo riconosciuto dall’ONU di Fayez al-Sarraj con sede a Tripoli. La Francia, d’altro canto, supporta le forze di Tobruk comandate dal generale ribelle Khalifa Haftar con militari francesi attivamente impegnati nel conflitto. L’ultima mossa dell’Eliseo sembra in linea con la condotta interventista che Parigi ha adottato sin dal lontano 2011 dalla morte del dittatore, ucciso apparentemente per mano dei servizi segreti francesi. Mentre le iniziative Europee di condanna verso il Generale ribelle sono state finora bloccate dal veto francese, continuano le  trattative private tra i governi Italiano e Francese e le loro controparti libiche. L’avanzata delle forze della Libyan National Army (LNA) del generale Haftar verso Tripoli rischia di far esclamare il conflitto e di nuocere ulteriormente gli interessi italiani nell’area. 

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Ciò che emerge da questa situazione sono le enormi divisioni interne all’Unione Europea che stanno portando all’ennesima occasione persa per la UE di presentarsi come un’entità sopranazionale forte e capace di favorire una soluzione pacifica. Guardando il quadro africano nel suo complesso si nota come molte dinamiche coloniali permangano ancora nelle relazioni Euro-Africane. I vari stati membri concentrano le loro politiche estere verso quelle aree dove hanno sempre esercitato la loro influenza. Questa pratica, unita a interessi in contrasto tra stati membri non fa ben sperare per una cooperazione solida e duratura tra la UE e il continente Africano. La crisi migratoria e la guerra civile in Libia a poche centinaia di chilometri dalle coste italiane ci spinge a trovare una soluzione comune ed una linea unitaria Europea, capace di perseguire una politica estera unica. Fino a quando le relazioni post-coloniali prevarranno sulla necessità di coesione, la cooperazione e le relazioni tra UE e Africa rimarranno relegate solo a proclami e promesse senza nulla di concreto.

(Francesco Pietro Loi)

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