Le beffe regionali, Confcommercio e Confesercenti: “Nonostante la crisi dei pubblici esercenti la Regione regola la vendita dei pasti nelle case degli agricoltori”.

Le regole devono essere uguali per tutti”. Questa la richiesta espressa attraverso una nota congiunta, dalla Fipe Confcommercio Sardegna e Confesercenti, a seguito dell’incontro con i funzionari dell’Assessorato regionale all’Agricoltura. Meeting nel corso del quale sarebbe emersa la possibilità per le imprese agricole – ai sensi delle direttive attuative della legge regionale 26 del 24 luglio 2018, calendarizzate per la discussione in Giunta e nella V commissione del Consiglio regionale – di offrire alla clientela la possibilità di consumare i prodotti della terra direttamente presso le abitazioni dei coltivatori.

Servizio che implicherebbe non soltanto la trasformazione della produzione agricola ma, soprattutto, la creazione di veri e propri “home agri-restaurant” sui generis e sprezzanti delle norme in vigore per i pubblici esercizi. Creazioni estemporanee dove si potrà esercitare l’attività di ristorazione anche in mancanza di un’appropriata destinazione d’uso, del rispetto delle regole antincendio, e del piano HACCP e con la possibilità di utilizzare – per esempio – gli utensili casalinghi per la preparazione dei cibi e i servizi igienici personali per l’accoglienza del pubblico.

Emanuele Frongia, Fipe ConfCommercio Sud Sardegna
Emanuele Frongia, Fipe ConfCommercio Sud Sardegna

“Un’alzata di ingegno” degli amministratori regionali, tale da penalizzare ulteriormente la già vessata categoria dei pubblici esercenti, criticata oggi dal rappresentante di Confcommercio, Emanuele Frongia: “Un ristorante può ricevere controlli dai NAS, Polizia Amministrativa, Vigili Urbani, ASL e Capitaneria, mentre per la trasformazione e il consumo nella casa dell’agricoltore il controllo è assegnato ai veterinari e ai servizi di igiene degli alimenti territorialmente competenti. Per un ristoratore è inoltre impensabile usare l’attrezzatura della cucina di casa. Investiamo molto nella formazione dei nostri dipendenti – ha proseguito il presidente della Fipe Confcommercio Sud Sardegna – e cerchiamo di valorizzare i prodotti del nostro territorio in tutti i menù e siamo felici di vendere i prodotti di chi produce sulla nostra tavola. Non ci fa piacere sapere che i nostri fornitori possono fare quello che facciamo noi, somministrare pasti in “home agri restaurant” senza avere le stesse regole di governo che valgono per le oltre 14mila imprese del settore”.

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Parere condiviso dal responsabile pubblici esercizi di Confesercenti Sebatiano Rosu: “Per chi svolge le nostre stesse attività devono valere le stesse regole. Il rischio altrimenti è dare vita a fenomeni di concorrenza sleale. Capiamo la necessità delle imprese agricole di dare valore aggiunto al proprio prodotto chiudendo la filiera ma le regole a cui si devono attenere per trasformare e somministrare, devono essere le stesse che valgono per il comparto della ristorazione, oppure si deve consentire a questi ultimi di adottare le regole che si stanno adottando in applicazione della LR 28 per gli agricoltori e magari anche lo stesso regime fiscale”.

Foto di Lukas Bieri da Pixabay 

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