Fipe Confcommercio Sud Sardegna: “Basta terrorismo psicologico nei confronti degli esercenti”

Recentemente, dopo tre mesi di locali chiusi, risparmi andati e notti agitate, gli esercenti hanno potuto riaprire le proprie attività. Ma la fase della ripresa, alla luce di un contesto economico a dir poco provato dalla pandemia che sta facendo scoprire ai tanti imprenditori italiani una nuova stagione di illogicità di Stato, rischia di dover subire una profonda desemantizzazione del suo significato originario, sfumando progressivamente in una nuova fase di deterioramento economico.

Una nuova fase di irrazionalità e isteria che sta rischiando di amplificare i danni provocati dall’emergenza sanitaria, innescando una bomba economica senza precedenti, con il rischio di alimentare un clima sempre meno favorevole per gli esercenti italiani, come rimarcato da Emanuele Frongia, rappresentante di Fipe Confcommercio Sud Sardegna: “Abbiamo subito due mesi e mezzo di chiusura e di fronte a noi c’è un anno difficile, durante il quale saremo impegnati a mantenere i nostri dipendenti e a portare a casa uno stipendio per le nostre famiglie. Non serve il terrorismo psicologico”.

Un intervento, quello del rappresentante dell’associazione di categoria, che arriva dopo i recenti attacchi mossi da alcuni amministratori locali, che in questi giorni hanno lanciato l’allarme di fronte agli assembramenti che spesso si creano nelle città.

“Siamo consapevoli che il momento sia difficile. Bisogna richiamare l’attenzione al rispetto dei protocolli e al senso civico da parte di tutti”, precisa Frongia, “l’obiettivo è che gli sforzi fatti da tutta la comunità non siano vani ma non bisogna insistere su un terrorismo psicologico di fronte alle attività che hanno investito per fare in modo che vengano rispettati tutti i protocolli. Non lo troviamo giusto e neanche gratificante”.

“È giusto far pagare chi sbaglia e capisco gli impegni del sindaco – ha proseguito Emanuele Frongia -; non mi sostituisco alle sue grandi responsabilità, ma mi metto nei panni dei miei colleghi che all’indomani di un incubo devono vivere ancora il terrore”.

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