Insediato il Tavolo interministeriale per la Strategia nazionale sulle dipendenze. Fabiana Dadone: “Passo avanti”.

E’ stato istituito il Tavolo interministeriale per la Strategia nazionale sulle dipendenze. Un nuovo ‘parlatorio istituzionale’ – forse troppo lontano dalla vita reale di milioni di ragazzi e ragazze visti gli scarsi risultati prodotti negli ultimi decenni -, che segue i lavori della VI Conferenza sulle dipendenze convocata, recentemente, dalla ministra per le Politiche Giovanili, Fabiana Dadone.

Un percorso, nelle ambizioni dell’esponente dell’Esecutivo Draghi, che rappresenta “un’azione importante” o, più trionfalisticamente parlando, “un passo avanti rispetto al tema delle dipendenze, anche quelle comportamentali”.

Numerosi gli spunti emersi dal confronto secondo la nota pubblicata sulla pagina della ministra, a partire dall’opportunità di “svolgere un’analisi statistica in grado di “fotografare” la situazione attuale, consentendo una suddivisione per macro categorie quali ad esempio classi di età, livello di istruzione e collocazione urbana”.

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Insomma, bisogna abituarsi all’idea che il fenomeno delle dipendenze giovanili debba essere ancora affrontato come ‘freddo’ argomento di studio, piuttosto che assistere ad una pianificazione di iniziative disruptive capaci di intervenire seriamente sulle cause del disagio.

Nessun processo alle intenzioni, ma ormai è chiara l’interpretazione da attribuire a queste iniziative estemporanee che ambiscono a contrastare fenomeni ormai cronici e di ampia e articolata diffusione sul territorio nazionale, attraverso la semplice organizzazione di due o tre incontri annuali, prevedendo peraltro il coinvolgimento di istituzioni che hanno dimostrato, dal livello locale a quello nazionale, la propria limitata capacità di programmazione in materia di politiche giovanili. Aspetto, questo, che rappresenta la chiave per affrontare seriamente il problema delle dipendenze dei/delle giovani italiani/e.

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Ma non solo, il tavolo ‘punta in alto’, alla creazione di nuove strutture come la “Scuola di specializzazione per le patologie e le dipendenze” passando per i “servizi dedicati all’utenza straniera che fa uso di alcol e sostanze stupefacenti” e infine arrivando al finanziamento degli immancabili -quanto inutili – spot istituzionali, sulla pericolosità delle nuove sostanze psicoattive.

Iniziativa, quindi, che si accompagna con il recente (quanto ridicolo), piano per i NEET promosso dal Ministero per le Politiche giovanili. Un’altra valida dimostrazione (nonostante il profilo accademico collegato alla sua genesi), della capacità di questo Governo – come anche di quelli che lo hanno preceduto – di realizzare interventi sostanzialmente efficaci per l’inclusione dei/delle giovani italiani/e.

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foto giovani.gov.it