Il Medio Campidano resiste: i negozi di vicinato tengono viva l’economia locale
Nel Medio Campidano l’impresa privata prova a tenere accese le luci dei centri urbani e, di fatto, la coesione tra territorio, imprese e famiglie.
A ricordare l’importante effort quotidiano (spesso non percepito) delle imprese locali nell’Isola è oggi Confcommercio Sud Sardegna attraverso l’analisi dei dati della Camera di Commercio di Cagliari Oristano, che evidenzia una realtà – visto lo scarso supporto della classe dirigente locale, la rivoluzione nei consumi e l’incontrovertibile spopolamento – fatta di resilienza e radicamento.
“Il negozio di vicinato non è solo un’attività economica – sottolinea Alessandro Piu di Confcommercio – ma un presidio di sicurezza, socialità e dignità. Se oggi il Medio Campidano resiste, è grazie a quegli imprenditori che ogni giorno alzano la serranda”.
Un tessuto produttivo fatto soprattutto di piccole imprese e realtà familiari: ben 1.529 sono imprese individuali, segno di un legame profondo con il territorio.Nonostante le difficoltà, il comparto continua a reggere anche sul fronte demografico: a fronte di 9 nuove iscrizioni, le cessazioni sono state 20, con un saldo negativo contenuto che testimonia una capacità di tenuta superiore alle aspettative in un contesto complesso.
Il settore si conferma anche motore di inclusione e opportunità: l’imprenditoria femminile raggiunge il 25,8%, ben al di sopra della media territoriale, mentre il 7,1% delle attività è guidato da imprenditori stranieri, a testimonianza di un sistema aperto e dinamico.
Un ruolo strategico lo gioca anche l’integrazione con l’artigianato: con 1.936 localizzazioni, il comparto contribuisce a costruire un’offerta sempre più orientata all’esperienza, tra produzioni tipiche e accoglienza. È il modello della “boutique del gusto”, che unisce commercio, tradizione e turismo, valorizzando le eccellenze del territorio.
Restano però criticità importanti, a partire dalla dimensione ridotta delle imprese: la maggior parte conta meno di cinque addetti, rendendole più esposte ai costi logistici e alle difficoltà infrastrutturali.
Senza contare, l’assenza di atti a sostegno delle imprese e degli aspiranti imprenditori nelle aree rurali che aspettano la pubblicazione dei bandi per l’apertura di nuove aziende nell’Isola nei comuni sotto i 3mila abitanti. Dettagli per una classe dirigente regionale impegnata più ad autocelebrarsi nei rispettivi siti istituzionali e “interviste telefonate”.
