I dati sui centri antiviolenza italiani. Ha figli il 63% delle donne vittime di violenza.

In un recente studio dell’ISTAT sono stati sintetizzati i numeri dei centri antiviolenza italiani. Una vera e propria fotografia sui servizi a sostegno delle vittime di violenza nel nostro Paese. Al 31 dicembre 2018 sono 302, i Centri antiviolenza (CAV) segnalati dalle Regioni (che hanno aderito all’Intesa Stato-Regioni del 2014) pari a 0,05 Centri per 10mila abitanti, valore stabile rispetto al 2017.

Rispetto al 2017 risultano in aumento (+13,6%) le donne che si sono rivolte ai CAV: sono state 49.394 nel 2018, 17,2 ogni 10mila abitanti. Le donne che hanno avviato un percorso di ‘uscita dalla violenza’ sono 30.056, delle quali il 63,5% lo ha iniziato nel 2018.

Ogni Centro ha accolto in media 207 donne, ma le differenze sono importanti: il 21,8% ha meno di 40 utenti, il 25,7% tra 41 e 99, il 21,4% tra 100 e 199, il 22,6% tra 200 e 500, mentre sono 22, l’8,6%, i Centri più grandi a cui nel 2018 si sono rivolte più di 500 donne. Minore la quota di Centri, il 2,3%, che presenta più di 500 donne con un percorso personalizzato di uscita dalla violenza.

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Ha figli il 63% delle donne che hanno iniziato il percorso di allontanamento dalla violenza, minorenni nel 67,7% dei casi. Le donne straniere costituiscono il 28% delle utenti prese in carico dai Centri ma la quota sale al Nord (Nord-est 33,1%, Nord-ovest 32,8%) ed è minima nelle Isole (8%) e al Sud (13,9%). Quote più elevate si rilevano in Valle d’Aosta (40%) nella Provincia autonoma di Bolzano (38,9%) in Emilia Romagna (37,7%) e Liguria (36,7%). Le donne con figli minori sono il 42,7%, maggiormente presenti al Centro-nord: al Nord-est sono il 45%, al Nord-ovest il 44,3% e al Centro il 44%.

La variabilità territoriale è elevatissima: da 19,9 per 10mila donne nel Nord-est, a 19,7 nel Centro, a 8,9 nel Sud. I livelli di accoglienza più elevati, superiori a 21 per 10mila donne, si riscontrano in Friuli Venezia Giulia, Abruzzo, Sardegna, Toscana, Liguria, Provincia di Bolzano, Lazio.

I Centri antiviolenza hanno una reperibilità elevata essendo aperti in media 5,2 giorni a settimana per circa 7 ore al giorno; il 68,5% ha una reperibilità nelle 24 ore, il 69,6% ha la segreteria telefonica attiva quando non è aperto, il 22,6% ha messo a disposizione delle utenti un numero verde, il 50,2% ha una linea telefonica dedicata agli operatori. Inoltre il 95,3% aderisce al numero 1522.

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Nel 61,9% dei casi i CAV sono promossi da soggetti privati. Quasi tutti , sia promotori che gestori dei Centri, operano da più di 5 anni (96%). Si occupano esclusivamente di violenza di genere il 66% degli enti privati promotori e il 57% degli enti privati gestori.

I servizi offerti dai Centri antiviolenza sono molteplici. I più frequenti sono quelli di ascolto e accoglienza, di orientamento e accompagnamento ad altri servizi della rete territoriale (entrambi 96,5%) supporto legale (93,8%) supporto e consulenza psicologica (92,2%) sostegno all’autonomia (87,5%) percorso di allontanamento (84,0%) e orientamento lavorativo (80,5%).

Tra i servizi previsti dall’Intesa del 2014 sono meno erogati il servizio di supporto alloggiativo (66,5%) e quello di supporto ai minori. Tra i servizi non previsti dall’Intesa sono meno frequenti quelli di sostegno alla genitorialità (62,3%) di pronto intervento (58,8%) e di mediazione linguistica (45,9). Al Sud e nelle Isole, i servizi spesso sono erogati direttamente dai Centri mentre al Nord prevale il modello misto in cui sono coinvolti anche altri servizi/strutture territoriali.

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L’82,9% dei Centri aderisce a una rete territoriale, quasi sempre formalizzata attraverso convenzioni o protocolli d’intesa/accordi (92,5% dei casi). La rete territoriale antiviolenza è coordinata prevalentemente da Enti territoriali quali Comune, Prefettura (ambiti della programmazione sociale e socio-sanitaria) o Provincia/Città metropolitana. Solo il 9,9% delle reti attribuisce al CAV la funzione di coordinamento.

Fanno parte delle reti molti soggetti: oltre agli Enti territoriali responsabili sul territorio dell’erogazione dei servizi sociali (97,7%) figurano soggetti del comparto sicurezza (92,5%) associazioni di volontariato (76,5%) soggetti del comparto giustizia (66,7%) o altri enti e soggetti (52,2%).

Le operatrici che lavorano nei Centri sono 4.494, di cui 2.492 (55,5%) impegnate esclusivamente in forma volontaria e 2.002 retribuite. La figura professionale che più frequentemente svolge un numero maggiore di ore in forma volontaria è l’operatrice di accoglienza, che ha un ruolo chiave per le attività svolte dal Centro.

La forma di finanziamento principale dei Centri prevede un mix di fondi pubblici e privati (51,4% dei casi). Il 39,3% riceve esclusivamente finanziamenti pubblici, il 2,7% solo finanziamenti privati. In totale, i finanziamenti pubblici alimentano l’attività del 90% dei Centri antiviolenza.