GrIG: “Come le fonti rinnovabili di energia diventano sciagura per un territorio”.

Non accennano a placarsi le polemiche sul via libera del Consiglio dei ministri ai tre progetti di impianti di produzione di energia elettrica alimentati da fonti rinnovabili (energia eolica, fotovoltaica e geotermica), tra i quali l’impianto eolico “Gomoretta” – progetto di centrale eolica Siemens Gamesa Renewable Energy Italy s.p.a. – che verrà realizzato nell’agro dei Comuni di Bitti, Orune e Buddusò. Un progetto che prevede, in particolare, l’installazione di 13 aerogeneratori – 84 metri di altezza e 132 metri di diametro – per una potenza nominale complessiva di 45,045 megawatt con fondazioni, strade di accesso e opere di connessione alla rete elettrica nazionale (strade di servizio, cavidotti interrati 30 kV, cabine di smistamento, stazione di trasformazione 30/150 kV, elettrodotto aereo ad alta tensione 150 kV). 

Un progetto per nulla rispettoso del territorio per il Gruppo di Intervento Giuridico: “Le virtuose fonti di energia rinnovabile, a cui tutti tendiamo con l’obiettivo di superare definitivamente la lunga stagione dell’energia prodotta dalle inquinanti fonti fossili tradizionali (petrolio, carbone, gas naturale) possono – se non necessarie e nel posto sbagliato – costituire una vera e propria sciagura per un territorio”, si legge nella nota del GrIG.

Il progetto, ricordano dall’associazione ambientalista, è stato ampiamente contestato dalla popolazione locale, e sorgerebbe su un’area di valore ambientale a economia agro-pastorale,in buona parte boscata (Leccio, Roverella, Sughera, macchia mediterranea) e tutelata con vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) e vincolo idrogeologico (regio decreto n.3267/1923 e s.m.i.). Ancora, a breve distanza è stato istituito il parco naturale regionale di Tepilora.

L’associazione ecologista, restando sul tema, aveva inoltrato, lo scorso 21 marzo 2018, uno specifico atto di intervento nel relativo procedimento di valutazione di impatto ambientale (V.I.A.) avviato nel dicembre 2017.

A breve distanza, nella località montana di Mamone nei Comuni di Bitti e Buddusò (NU-SS), analogo progetto di centrale eolica (“15 turbine della potenza di 4,2 MW ciascuna, per una potenza complessiva di 50,4 MW, … proposto dalla WPD Piano di Ertilia S.r.l.”) ha, invece, visto concludersi con provvedimento negativo (D.M. Transizione ecologica di concerto con Cultura n. 262 del 5 ottobre 2022) il relativo procedimento di valutazione di impatto ambientale (V.I.A.), previo parere negativo della Soprintendenza speciale per il PNRR – Direzione generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio Ministero Cultura n. 9664 dell’11 marzo 2022 e parere negativo della Commissione tecnica VIA/VAS n. 95 del 17 maggio 2021.

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Ancora, il procedimento di V.I.A. relativo al progetto di centrale eolica proposto dalla Soc. Siemens Gamesa Renewable Energy Italia sull’Altopiano di Mogoretta (Bitti, Orune, Buddusò), dopo aver ricevuto varie osservazioni molto critiche, aveva ricevuto il parere negativo della Commissione tecnica VIA/VAS n. 3387 dell’8 maggio 2020.

Analoghe e insuperabili le pesanti criticità ambientali e paesaggistiche e, in particolare, l’evidente danno al progetto di osservatorio internazionale di onde gravitazionali Einstein Telescope, sostenuto dall’Italia, da altri Stati europei e da numerose Istituzioni scientifiche, per cui è stata avanzata la candidatura della prossima miniera dismessa di Sos Enattos (Lula), definita uno dei luoghi più silenziosi della Terra, dove l’attività sismica di disturbo alla rilevazione delle onde gravitazionali è sostanzialmente nulla.

“I parchi eolici sono esiziali per la rivelazione delle onde gravitazionali. Pubblicazioni scientifiche testimoniano il disturbo causato dalle vibrazioni a bassa frequenza dei piloni di sostegno delle eliche ruotanti. Tale rumore sismico si propaga anche per decine di chilometri specie in una roccia compatta e poco dissipativa come quella presente nel sottosuolo della zona in questione. Il rumore generato andrebbe a mettere in serio dubbio buona parte dei programmi scientifici del laboratorio SARGRAV e di Einstein Telescope. In tale modo il sito sardo perderebbe un importantissimo vantaggio competitivo rispetto ad altre località europee che si candidano ad ospitare Einstein Telescope, senza offrire gli analoghi vantaggi ambientali”.

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Si correrebbe quindi il rischio di perdere gli investimenti previsti per la realizzazione dell’Einstein Telescope, stimati in 6,184 miliardi di euro. Una vera e propria manna dal Cielo per il territorio.

Dubbi quindi legittimi sull’azione decisa dall’uscente Governo Draghi. “Avvalendosi dell’art. 7 del decreto-legge n. 50/2022, convertito con modificazioni nella legge n. 91/2022 (c.d. decreto aiuti), norma che attribuisce alle delibere del Consiglio dei Ministri il valore di provvedimento conclusivo del procedimento di V.I.A. di competenza nazionale, il Governo Draghi, nell’ultima seduta del 10 ottobre 2022, “ha deliberato l’approvazione del giudizio positivo di compatibilità ambientale per tre progetti di impianti di produzione di energia elettrica alimentati da fonti rinnovabili (energia eolica, fotovoltaica e geotermica)” fra cui quello relativo a “impianto eolico denominato ‘Gomoretta’, da realizzarsi in agro dei Comuni di Bitti (NU), Orune (NU) e Buddusò (SS). E tanti saluti agli oltre 6 miliardi di euro di investimenti per l’Einstein Telescope“.

Ma sarebbe ingrato non evidenziare le corresponsabilità del Parlamento italiano, che ha votato a favore di questa esorbitante competenza governativa. Il voto della Camera dei Deputati in sede di conversione in leggenel corso della seduta dell’11 luglio 2022, ha infatti registrato 266 voti a favore (maggioranza governativa), 47 voti contrari (FdI, alcuni componenti del Gruppo Misto) e ben 227 assenti (fra cui 85 del M5S, 41 della Lega). Unico voto contrario proveniente dalla maggioranza quello di Nicola Fratoianni.

“Chi s’intesta presunte posizioni politiche in difesa dell’ambiente – si legge nella nota del GrIG – dovrebbe farsi un serio esame di coscienza, mentre gli elettori dovrebbero fare la fatica di informarsi per esprimere a ragion veduta il proprio voto”.

Ma la realizzazione dell’ennesima centrale eolica in Sardegna, oltre a danneggiare forse irreparabilmente un progetto scientifico di altissimo livello e di analogamente alto investimento, appare ancor più ottusa in quanto l’energia prodotta molto probabilmente sarebbe inutilizzabilepur dovendo essere pagata al produttore.

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Infatti, in Sardegna le istanze di connessione di nuovi impianti presentate a Terna s.p.a. (gestore della rete elettrica nazionale) al 31 agosto 2021 risultavano complessivamente pari a 5.464 MW di energia eolica + altri 10.098 MW di energia solare fotovoltaica, cioè 15.561 MW di nuova potenza da fonte rinnovabile, a cui devono sommarsi i tredici progetti per centrali eoliche offshore finora presentati,che dichiarano una potenza pari a 8.321 MW.

In tutto sono 23.382 MW, cioè più di undici volte i 1.926 MW esistenti (1.054 MW di energia eolica + 872 di energia solare fotovoltaica, dati Terna, 2021).

Attualmente in Sardegna non esistono impianti di accumulo e conservazione energetica (il Gruppo ENEL si è aggiudicato la realizzazione di futuri impianti per complessivi 500 MW di potenza), mentre al termine (2027-2028) dei lavori di realizzazione del Thyrrenian Link, il nuovo doppio cavo sottomarino di Terna s.p.a. con portata 1000 MW, al termine dell’ammodernamento e potenziamento del SA.CO.I. 3 (portata 400 MW), che rientra fra i progetti d’interesse europeo e considerando l’altro collegamento già esistente, il SA.PE.I. (portata 1000 MW), la Sardegna avrà collegamenti con una portata complessiva di 2.400 MW.  Non di più.

L’immane quantità di energia potenzialmente producibile in Sardegna non potrà certo essere tutta utilizzata nell’Isola (già oggi circa il 40% dell’energia prodotta non serve al fabbisogno locale), non potrà esser trasferita verso la Penisola, non potrà essere conservata.  

Significa energia che dovrà esser pagata dal gestore unico della Rete (cioè lo Stato, cioè la Collettività di tutti noi) per essere in buona parte sprecata e gli unici che guadagneranno saranno le società energetiche, privatizzando i profitti e socializzando le perdite, ricordano dal GrIG.