Giovani e Ue: retorica e politiche di scarso impatto e senso critico
La Commissione europea ha rinnovato lo Youth Sounding Board (YSB), il panel di consulenza giovanile che affianca le istituzioni comunitarie nella definizione delle politiche esterne. Venticinque giovani tra i 18 e i 30 anni, provenienti da altrettanti Paesi tra Africa subsahariana, Asia, America Latina e Europa, siederanno nel board da aprile 2026 fino ad aprile 2028, offrendo raccomandazioni su temi come migrazione, cambiamento climatico e digitalizzazione.
Sulla carta, un segnale di apertura. Nei fatti, l’ennesima conferma di un approccio che l’UE sembra non riuscire a scrollarsi di dosso: quando si tratta di giovani, la risposta dell’Unione passa quasi esclusivamente attraverso nomine di board che non contano nulla, strumenti di soft power, come l’Erasmus+ e il Corpo Europeo di Solidarietà (ESC) mentre le politiche strutturali che incidono davvero sulla vita quotidiana dei ragazzi europei restano in secondo piano.
Il commissario per i Partenariati Internazionali, Jozef Síkela, ha dichiarato però che “i giovani devono avere una voce reale nel plasmare gli sforzi dell’UE”. Peccato che la stessa Commissione Ue non ascolti neanche le indicazioni della stessa Commissione CULT del Parlamento europeo che, in materia di programmi per i giovani, ha in più di una occasione ripreso, senza troppi giri di parole, la famosa massima sulla “corazzata Potemkin” di fantozziana memoria. Un’affermazione di principio difficile da contestare.
Il paradosso è evidente: l’Unione investe risorse significative per costruire “partenariati con i giovani di tutto il mondo”, come prevede lo Youth Action Plan nell’ambito dell’azione esterna, ma fatica a tradurre quella stessa attenzione in misure concrete per chi vive e lavora (o cerca lavoro) dentro i confini europei. L’Erasmus+ rimane il fiore all’occhiello di questa strategia: un programma prezioso, certo, ma che per definizione raggiunge chi può già permettersi di spostarsi, lasciando indietro chi non ne ha le possibilità.
Il rinnovo dello YSB, ancora, si inserisce nell’agenda 2030 delle Nazioni Unite e nelle priorità del Global Gateway: la risposta europea alla Via della Seta cinese secondo “i cervelloni dell’UE”, nei fatti, però, si tratta dell’ennesimo tentativo di sostituzione della manodopera operato in Europa.
Se poi per qualcuno/a a Bruxelles investire nel turismo dell’Erasmus+, magari portando gruppi di “giovani e meno giovani analfabeti funzionali dell’Ue” in alberghi di lusso, rappresenti la via da continuare a battere, l’idea è che si continueranno a sprecare risorse e opportunità per ancora molti anni.
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