European Youth Week: la kermesse autoreferenziale dell’Ue che parla ai giovani acritici
Mille giovani a Bruxelles, un video messaggio di Ursula von der Leyen, discorsi sull’“inclusione” e sulla “fairness”. Parte così la European Youth Week 2026, la settimana dedicata dal primo maggio al coinvolgimento giovanile nelle politiche europee. Sulla carta, un’iniziativa ambiziosa. Nella realtà, l’ennesima vetrina istituzionale costruita intorno a una platea che già conosce le risposte.
Perché il nodo del problema non è la settimana in sé, è il sistema che la alimenta. Al cuore di questa architettura c’è l’Erasmus+ Gioventù, il programma-bandiera dell’Unione, presentato come la prova vivente che l’Europa funziona. Peccato che dietro la facciata unitaria – un’unica guida, un unico marchio – si nasconda una frammentazione silenziosa e mai discussa: ogni Paese membro lo rimodula attraverso la propria agenzia nazionale, con criteri, priorità e filtri che variano sensibilmente da uno Stato all’altro. Il risultato è un programma che si presenta come europeo ma che nei fatti è gestito in modo disomogeneo, senza che nessuno abbia mai sentito il bisogno di dirlo apertamente. Senza contare gli scandali nelle Agenzie Nazionali (come in Croazia, Grecia e Macedonia del Nord) dove anche in presenza di “spese allegre” nessuna testa viene mozzata.
Ma c’è un problema ancora più profondo, e riguarda chi finisce per abitare davvero questi spazi. L’Erasmus+ è diventato nel tempo il polo d’attrazione di un profilo preciso di giovane: ben integrato nel sistema scolastico e universitario, familiare con il linguaggio istituzionale, già sedotto dalla narrazione europea. Giovani che non hanno bisogno di essere convinti, perché sono già convinti. Ragazzi/e tutt’altro che vulnerabili. Giovani che parlano di “inclusione dei vulnerabili” senza aver mai condiviso uno spazio reale con chi è davvero ai margini.
Nel frattempo, il programma si è trasformato in una camera d’eco raffinata: un mondo “arcobaleno” ed edulcorato, dove il senso critico verso le politiche escludenti dell’Unione europea è sistematicamente assente. Non per censura esplicita, ma per selezione implicita: chi entra in questi circuiti ha già interiorizzato il frame. Chi lo mette in discussione, invece, viene stigmatizzato e razzializzato.
Lo dimostra anche il linguaggio della settimana inaugurata oggi. Il commissario Glenn Micallef ha dichiarato che “i giovani sono il cuore pulsante dell’Europa” e che la Youth Week è l’occasione per “far sentire le loro voci”. Ma quali voci? Quelle dei mille selezionati a Bruxelles, accolti dal videomessaggio della presidente della Commissione? Quelle dei rappresentanti delle organizzazioni giovanili finanziate dagli stessi fondi europei che dovrebbero valutare criticamente?
Von der Leyen parla di inclusione. Il programma che incarna questa retorica, nei fatti, seleziona, filtra e omologa. La European Youth Week, anche quest’anno, dunque celebra la partecipazione acritica dei giovani europei. Quella buona per tutte le stagioni.
foto Denis Lomme Copyright: © European Union 2025 – Source : EP
