Frontex, Rougé: “L’UE non è in grado di difendere i propri confini”.

A metà gennaio 2023, l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera (Frontex) ha presentato i suoi dati annuali sul numero di ingressi irregolari nell’Unione europea. Una relazione, ha ricordato l’eurodeputato del gruppo ID, André Rougé, che dimostra senza dubbio che l’Unione non è in grado di proteggere efficacemente i propri confini. “Nel 2022 sono stati registrati quasi 330.000 ingressi irregolari, il numero più alto dal 2016 e un aumento del 64% rispetto al 2021 e le statistiche rivelano un gran numero di migranti irregolari provenienti dai Balcani, dalla Siria e dall’Afghanistan”.

A difesa dell’operato dell’UE la commissaria Ylva Johansson ha ricordato le “diverse iniziative legislative” per la gestione delle frontiere esterne, a partire dalla proposta di modifica del Codice delle frontiere Schengen e la proposta di Regolamento sullo screening dai Paesi terzi. Interventi, per l’esponente dell’Esecutivo von der Leyen mirati a “fornire strumenti essenziali per una gestione sicura ed efficace delle frontiere”.

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“Il Regolamento (UE) 2019/1896 sulla Guardia di frontiera europea (Regolamento EBCG), rafforza in modo significativo i poteri e le capacità dell’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera (Frontex). La Commissione ha inoltre presentato un piano d’azione sui Balcani occidentali che prevede un sostegno ai nostri partner nella regione, anche attraverso il rafforzamento delle operazioni congiunte e dei dispiegamenti di Frontex. La protezione delle frontiere esterne – prosegue la Johansson – è responsabilità primaria degli Stati membri e Frontex può fornire assistenza tecnica e operativa su richiesta degli Stati membri, anche in linea con i piani d’azione sui Balcani occidentali e sul Mediterraneo centrale presentati dalla Commissione.

“In linea con l’articolo 37 del Regolamento EBCG uno Stato membro può richiedere l’avvio di un’operazione congiunta con Frontex o un intervento rapido alle frontiere se la situazione lo richiede e i fondi dell’UE, come lo strumento per la
gestione delle frontiere e lo strumento per la politica dei visti, sono a disposizione degli Stati membri per la protezione delle frontiere esterne”, ha concluso la Johansson.

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