Esercito europeo, scontro a Bruxelles: “Rischio per sovranità e neutralità”
La proposta di creare un esercito europeo torna al centro del dibattito politico e istituzionale, sollevando forti critiche sul rispetto dei trattati e sull’equilibrio tra Unione e Stati membri.
A riaccendere la discussione è stata l’iniziativa del Commissario europeo alla Difesa, Andrius Kubilius, che lo scorso 11 gennaio ha ipotizzato la costituzione di una forza armata comune da 100.000 unità, in grado di difendere il continente in caso di disimpegno degli Stati Uniti. Un’idea che, secondo l’eurodeputata Petra Steger, si porrebbe in aperto contrasto con l’attuale quadro giuridico dell’Unione.
In un’interrogazione parlamentare, l’eurodeputato Steger sottolinea come l’articolo 4, paragrafo 2, del Trattato sull’Unione europea attribuisca esplicitamente la sicurezza nazionale alla competenza esclusiva degli Stati membri. Non solo: la proposta metterebbe in discussione anche la neutralità permanente sancita dalla Costituzione austriaca.
Nel mirino dell’eurodeputata c’è quello che viene definito un progressivo trasferimento di poteri dagli Stati sovrani alle istituzioni europee, senza una revisione formale dei trattati né un chiaro mandato democratico. Particolarmente controversa l’ipotesi che soldati austriaci possano finire sotto il comando diretto di un’autorità europea, con il rischio di essere coinvolti in operazioni militari internazionali: uno scenario giudicato incompatibile con il principio di neutralità e potenzialmente foriero di un’unione militare “costruita dalla porta di servizio”.
Tre le questioni sollevate a Bruxelles: la compatibilità della proposta con i trattati, il rispetto della neutralità austriaca e i meccanismi di legittimazione democratica di un eventuale esercito europeo.
Nella risposta del 7 aprile 2026, la Commissione europea ha ribadito che la sicurezza nazionale resta prerogativa esclusiva degli Stati membri. Tuttavia, ha richiamato anche l’articolo 42, paragrafo 2, del Trattato sull’Unione europea, che apre alla possibilità di una difesa comune, a condizione che vi sia una decisione unanime del Consiglio europeo e il rispetto delle procedure costituzionali nazionali.
L’esecutivo europeo ha inoltre precisato che la politica di sicurezza e difesa comune non deve compromettere le specificità dei singoli Paesi, inclusi quelli che adottano una linea di neutralità, come l’Austria. Quanto alla legittimazione democratica, Bruxelles sottolinea che i trattati prevedono già il coinvolgimento delle istituzioni nazionali e richiedono l’unanimità per decisioni di tale portata.
Resta però aperto il nodo politico: tra esigenze di sicurezza e tutela della sovranità nazionale, il progetto di un esercito europeo continua a dividere governi e opinione pubblica, alimentando un confronto destinato a proseguire nei prossimi mesi.
(U.S. Army National Guard foto di Sgt. Michael Schwenk)
